Mosca ha emesso un mandato di cattura per Pavel Durov, fondatore e CEO di Telegram, con l’accusa di «complicità al terrorismo». Lo confermano i servizi di sicurezza russi (Fsb). Il provvedimento si inserisce nell’ambito di un’inchiesta penale, che riguarda la presunta eliminazione di un bot di incontri utilizzato dai servizi speciali ucraini per reclutare sabotatori.
Nel comunicato diffuso dagli agenti dell’intelligence, si legge che 46 giovani russi, tra i 12 e i 22 anni, sono stati arrestati nel luglio del 2025 per aggressioni ai danni delle forze dell’ordine. Tutti i soggetti identificati, sostiene il Fsb, avrebbero utilizzato Leo Match Bot, vietato nel territorio russo. Per questo il Cremlino ha limitato in modo consistente l’accesso a WhatsApp e Telegram.
Da qui il mandato di arresto per Durov, che attualmente si trova in Francia. Il Fsb specifica che l’imprenditore è nato in Russia, ma possiede anche il passaporto francese ed emiratino. Già nell’agosto del 2024, il CEO di Telegram era stato arrestato, per diversi giorni, dalle autorità di Parigi, perché considerato responsabile dei contenuti illeciti diffusi dagli utenti sulla piattaforma. Nel marzo 2025, poi, i giudici gli avevano concesso il permesso di espatrio e Durov era tornato negli Emirati Arabi Uniti, che ospitano la sede della sua società.
Nonostante il Cremlino abbia in parte vietato l’utilizzo di Telegram, le istituzioni e i ministri continuano a usufruirne per diffondere informazioni e notizie, mentre gli utenti accedono all’applicazione grazie alle VPN, strumenti che permettono di nascondere l’indirizzo IP e di bypassare i controlli.
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