Palazzo Madama si è fermato per un minuto di silenzio, sfociato in un lungo applauso in memoria di chi del Senato è stata anche vicepresidente. Sergio Mattarella la consegna alla storia della Repubblica, ricordando come vi abbia «impresso un segno» indissolubile: «Radicale, liberale, femminista, decisamente europeista». Da Vercelli la premier Giorgia Meloni ne riconosce la statutaria grandezza, evidenziando che il ruolo delle donne «non è una concessione, è una conquista», prima di annunciare le esequie di Stato in forma laica che si terranno martedì in Campidoglio, precedute dalla camera ardente in Protomoteca.
Il ricordo commosso della sua famiglia politica
Riccardo Magi, segretario di +Europa, saluta la sua eredità con profonda emozione: «Emma ci ha lasciati, ma non ci lascerà mai». Magi ne evoca la concretezza e il rifiuto di ogni retorica, ricordando le sue parole: «Lascia fare agli altri le basse manovre e segui la stella polare di quello in cui credi». Filippo Blengino, alla guida dei Radicali italiani, ne misura il vuoto incolmabile sottolineando che «non saremo mai alla tua altezza».
L’eredità europea e il tributo trasversale
Il riconoscimento delle sue battaglie unisce alleati e avversari di ieri e di oggi. Romano Prodi evoca le «belle discussioni» e la «grande lealtà», mentre Massimo D’Alema ne sottolinea il «rigore, onestà intellettuale e passione politica». Per Elly Schlein restano centrali gli «insegnamenti» su libertà e democrazia, laddove Giuseppe Conte ne rammenta le battaglie contro la pena di morte e le mutilazioni genitali femminili. Anche da Bruxelles arrivano attestati di profonda stima: la presidente dell’Eurocamera Roberta Metsola ricorda una leader che «non ha mai aspettato che il mondo fosse pronto», tracciando la rotta per le generazioni future.
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