martedì 27 Ottobre 2026
Giorgia Meloni ph X

Meloni e il trucco della legge elettorale: salva i mini-partiti utili, ma per gli outsider servono 10mila firme

Un emendamento di Fratelli d'Italia cambia le regole del gioco. Saltano le soglie minime per conteggiare i voti delle piccole liste utili alla coalizione, ma si alza un muro di sottoscrizioni per chiunque corra fuori dal Parlamento.

Di Redazione
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Nel grande teatro della , la regola d’oro è semplice: cambiare le carte in tavola poco prima di votare. Un emendamento a prima firma Zedda di Fratelli d’Italia, poi riscaldato e servito dal governo con il parere favorevole della ministra , riscrive i paletti per presentarsi alle . Il testo tocca il cuore della legge elettorale e gioca su due sponde opposte. Da un lato spalanca le braccia alle liste minori collegate alle coalizioni. Dall’altro alza un muro insormontabile di firme per chiunque desideri candidarsi senza avere un seggio già in Parlamento.

Addio soglie e caccia a ogni singolo voto

La prima sorpresa riguarda la norma “anti-cespugli”. Alla Camera si era deciso che sotto il 3% i voti dei piccolissimi andassero persi. Il Rosatellum, dal canto suo, fissa l’asticella all’1%. Adesso Fratelli d’Italia cancella tutto: eliminata qualsiasi soglia tout court. Significa che anche lo 0,1% portato in dote da una listina civetta sarà utile a livello nazionale. Servirà per raggiungere la soglia magica del 42% che regala il premio di alla coalizione. Nessun voto andrà sprecato, a patto di stare sotto lo stesso ombrello.

Il filtro delle sottoscrizioni e i privilegi del Palazzo

Per evitare l’invasione delle sigle improvvisate, il governo introduce il contrappeso. Chiedere voti costa fatica, ma prima bisogna raccogliere le firme. Per chi non ha rappresentanti in Parlamento, la quota sale: serviranno da un minimo di 9mila a un massimo di 10mila sottoscrizioni. Una vera e propria corsa ad ostacoli. Restano del tutto esonerati i gruppi presenti in entrambe le Camere al 31 dicembre , come Azione o . Chi invece sta in una sola Camera, come Più o di Roberto Vannacci, dovrà raccogliere tra le 1.500 e le 2.000 firme.

L’obbligo dei collegi e la trappola dell’esclusione

L’ultima stoccata riguarda la presenza sul territorio. La nuova norma stabilisce un requisito tassativo per la regolarità della corsa. Ciascuna lista dovrà presentare le proprie candidature in almeno la metà dei collegi plurinominali di ogni circoscrizione, anziché in un terzo come valeva finora. Chi sgarra o non copre il territorio viene tagliato fuori senza appello, condannato all’esclusione diretta prima ancora che si aprano i seggi.

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