lunedì 26 Ottobre 2026

Meloni contro Salvini per lo strappo sulle armi a Kiev: “Ci metti solo in difficoltà”

La chiamata di Palazzo Chigi interrompe il congresso dell'Allianz MiCo: "Basta aut aut". Il Carroccio avvisa la maggioranza: no a nuovi decreti Ucraina nel 2027. Sullo sfondo il piano per il voto a marzo e la fretta sull'Autonomia

Di Redazione
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Il squilla nell’intervallo tra il primo e il secondo intervento di Matteo Salvini dal palco del congresso straordinario della Lega all’Allianz MiCo di Milano. Dall’altro capo del filo c’è Giorgia Meloni. La presidente del Consiglio non ha per nulla gradito l’uscita a gamba tesa del suo vicepremier che, poche ore prima di essere riconfermato alla guida del partito con il voto di 465 delegati, ha lanciato un secco ultimatum sulla guerra in Ucraina chiedendo di protocollare lo stop all’invio di armi a già nel prossimo Consiglio dei ministri.

Fonti vicine a Palazzo Chigi confermano la forte irritazione della premier. Meloni ha chiarito al suo numero due di non poter accettare diktat e che spaccare la maggioranza su un dossier internazionale così delicato danneggia l’immagine del Paese: «Questo ci mette solo in difficoltà», è stato il senso del ragionamento espresso dall’inquilina di Palazzo Chigi. Messaggio incassato: al rientro sul palco, Salvini ha ricalibrato i toni parlando di semplice “ragionamento”, mentre da Forza Italia Antonio Tajani ha ribadito che la linea della Farnesina e del governo sulle forniture militari non cambia.

Lo stop ai decreti armi per il 2027: «Non siamo più disponibili a votare un altro decreto Ucraina»

Nonostante la parziale retromarcia verbale sul palco di Milano, la Lega non intende ritirare la sua mina . Fonti di via Bellerio confermano che domani in Cdm — dove si aprirà il delicatissimo cantiere della legge di Bilancio — non verranno presentate richieste formali. Ma il segnale per la coalizione è lanciato: se il conflitto tra Mosca e Kiev dovesse prolungarsi nel 2027, a metà dicembre il Carroccio metterà il .

«Non siamo più disponibili a votare un altro decreto Ucraina», è l’avviso ai naviganti spedito direttamente al vertice di maggioranza. Una presa di posizione che per molti osservatori riveste ormai un valore politico ed elettorale più che contabile. Dall’ultimo decreto varato a fine 2025 e in vigore per tutto il 2026, l’Italia non ha spedito nuovi pacchetti di munizioni e al Copasir non risultano ad oggi notifiche ufficiose su ulteriori invii d’armamento.

La road map verso le urne di marzo e il blitz sull’Autonomia differenziata

Il riposizionamento pacifista e identitario di Salvini risponde alla necessità di blindare l’elettorato leghista in vista dell’ormai imminente svolta elettorale. La premier Meloni ha illustrato agli alleati la road map verso lo scioglimento delle Camere e le dimissioni a marzo 2026, subito dopo il summit del Consiglio europeo a Roma, anche se l’ordine di scuderia davanti a telecamere e taccuini resta quello di smentire tassativamente l’ipotesi delle urne anticipate.

Per consentire la sterzata verso il voto senza strappi traumatici nella maggioranza, l’esecutivo ha impresso una forte accelerazione sul bandiera della Lega. Con il cantiere del Ponte sullo Stretto impantanato tra vincoli e ritardi, l’Autonomia differenziata è rimasta l’unica carta spendibile da Salvini, che ha fatto inserire lo slogan “Italia federale” nel nuovo simbolo del partito. Dopo il via in Cdm, le intese per le quattro Regioni pilota (, Veneto, Piemonte e ) sono state inviate alla commissione Costituzionali della Camera presieduta dal forzista Nazario Pagano. L’obiettivo dell’esecutivo è incassare il primo sì di Montecitorio a fine gennaio, per poi consentire al di licenziare la riforma in via definitiva entro la fine di marzo, spianando la strada alle urne.

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