La Corte d’assise d’appello di Milano ha riconosciuto la premeditazione nel femminicidio di Giulia Tramontano, uccisa il 27 maggio 2023 a Senago, nel Milanese, dal compagno Alessandro Impagnatiello. La nuova sentenza conferma la condanna all’ergastolo per l’ex barman e aggiunge tre mesi di isolamento diurno. Dopo la lettura del verdetto, i familiari della giovane hanno applaudito in aula, manifestando la propria reazione alla decisione dei giudici.
Il nodo della premeditazione
Il processo d’appello bis nasce dalla decisione della Corte di Cassazione, che ha chiesto di rivalutare l’aggravante della premeditazione, esclusa nel precedente giudizio di secondo grado del giugno 2025. I giudici milanesi hanno quindi riesaminato gli elementi relativi alla preparazione del delitto e alla condotta dell’imputato nei mesi precedenti all’omicidio.
Tra gli aspetti centrali dell’esame figurano la somministrazione di veleno per topi a Giulia Tramontano, iniziata nel dicembre 2022 e intensificata nelle settimane precedenti al delitto, e le ricerche online effettuate da Alessandro Impagnatiello su sostanze letali. La Cassazione aveva chiesto di approfondire questi elementi per verificare quando l’uomo avesse maturato il proposito omicida.
La condanna e la reazione dei familiari
Giulia Tramontano aveva 29 anni ed era incinta di sette mesi quando il compagno la uccise con 37 coltellate nella loro abitazione. Il riconoscimento della premeditazione rappresenta un passaggio importante nel percorso giudiziario, perché corregge la valutazione dell’aggravante compiuta nel precedente appello, pur lasciando ferma la pena dell’ergastolo.
Dopo la sentenza, i familiari della vittima si sono abbracciati insieme al loro legale. La Corte depositerà le motivazioni entro 45 giorni, chiarendo gli elementi che hanno portato al riconoscimento dell’aggravante.
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