Nel grande teatrino della politica italiana va in scena il solito gioco di prestigio. Dopo lo stop incassato alla Camera a luglio, la maggioranza si ricompatta a Palazzo Madama e blindando il voto palese approva l’emendamento alla legge elettorale a prima firma del meloniano Lisei. Nessun rischio di franchi tiratori: il testo passa con 97 sì, 67 contrari e 2 astenuti. Sulla carta arrivano le preferenze, ma nella sostanza cambia poco o nulla. Con i capolista bloccati, la decisione su chi mandare in Parlamento rimane ben salda nelle mani dei segretari di partito. Dai banchi della minoranza l’accusa è unanime: «Un emendamento che finge di introdurre le preferenze», «Così sono finte».
Il no al campo largo e il cortocircuito della coerenza
La tenuta del centrodestra si era già vista pochi minuti prima. Con 99 no e solo 68 favorevoli, l’Aula ha bocciato la proposta del campo largo che chiedeva preferenze “pure” e la cancellazione dei capolista bloccati, scatenando le proteste con il grido «Vergogna!». Una scelta che suona come una resa per Fratelli d’Italia, costretta a rimangiarsi una storica battaglia della destra. Prima del voto erano arrivate stoccate pesanti sia da Roberto Vannacci, che ha ricordato a Meloni come «ne va della coerenza di FdI. Ridiamo agli italiani il diritto di scegliere chi li rappresenta», sia da Matteo Renzi, che chiedeva alla premier di andare fino in fondo.
L’affondo delle opposizioni su Meloni e il governo
Il finale di seduta si trasforma in un processo politico alla premier. Per Alessandra Maiorino del M5S è «uno spettacolo indecente: stiamo assistendo in diretta allo sfarinamento definitivo della maggioranza». Il dem Dario Parrini affonda il colpo: «Come volevasi dimostrare, Giorgia Meloni non sa cos’è la coerenza. FdI ha detto ‘no’ alle preferenze vere, ripiegando su quelle finte». Sulla stessa linea Giuseppe Conte, che parla di «teatrino più sfacciato e messinscena più truffaldina», accusando la premier di smentirsi per pura convenienza.
Le accuse di M5S, Avs e Italia Viva
Il 5 stelle Luca Pirondini incalza: «Giorgia Meloni aveva l’ultima chance della legislatura per dimostrare un briciolo di coerenza. Ha preferito perdere la faccia e farsi portare al guinzaglio da Forza Italia e Lega per tirare a campare il più possibile». Per Angelo Bonelli di Avs «la maggioranza si regge con lo scotch: sono tutti contro tutti». Chiude Raffaella Paita di Italia Viva: «Sono ridicoli. Le poltrone contano di più. Quella vista oggi nell’aula del Senato è una indecorosa sceneggiata».
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