giovedì 13 Agosto 2026
Il professor Vincenzo Mazzaferro, autore del romanzo "Il torculare di Erofilo".

Vincenzo Mazzaferro a La Sintesi: «La sfida è evolvere insieme alle macchine, non affidarci a loro»

Il romanzo "Il Torculare di Erofilo" (Mursia) s'interroga sul rapporto tra cura, tecnologia, etica e responsabilità umana. Abbiamo intervistato il suo autore

Di Redazione
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Chirurgo, oncologo e pioniere del trapianto di fegato per tumore, Vincenzo Mazzaferro è l’autore dei “Criteri di Milano”, parametri oggi usati a livello internazionale per selezionare i pazienti con carcinoma epatocellulare candidabili a resezione o trapianto. Con firma il suo primo romanzo: una storia che attraversa quarant’anni di , interrogandosi sul rapporto tra cura, tecnologia, intelligenza artificiale e responsabilità umana.

Al di là della trama, di cosa parla davvero Il Torculare di Erofilo? Qual è il tema centrale, e come nasce l’esigenza di scriverne?

«Il romanzo nasce al termine di giornate davvero faticose. Esercitare la professione medica oggi, secondo i principi etici che la animano da millenni, è diventato molto difficile. Il libro nasce dal contrasto tra ciò che si sogna di poter fare in questa professione e ciò che poi si realizza davvero nella quotidianità. È un romanzo, quindi vuole arrivare a tutti e uscire dalla cerchia ristretta di chi si occupa di , di scienza, di medicina. È una storia di persone, di quattro amici che attraverso la loro attraversano anche quello che è successo alla medicina negli ultimi trenta o quarant’anni.»

Che sia un romanzo ambizioso lo si capisce già dal titolo. È il titolo sin dall’inizio o è sopraggiunto durante l’atto creativo?

«Il titolo è sempre stato questo nella mia testa, anche se forse è difficile da acquisire. Qualcuno mi ha fatto notare che proprio per questo incuriosisce. Il Torculare di Erofilo è un puntino sperduto nel corpo umano, che abbiamo tutti: un piccolo sifone di fianco al cervello dove il sangue degli emisferi cerebrali posteriori si raccoglie in ogni istante della vita, prima di essere incanalato verso il cuore. Porta questo nome perché fu descritto per la prima volta da Erofilo, un greco vissuto trecento anni prima di Cristo. Dal punto di vista anatomico è un punto lontano, piccolissimo. Ma è anche un luogo un po’ metafisico. Quel sangue che si raccoglie un istante all’uscita dal cervello è particolare, perché in ogni istante raccoglie ciò che abbiamo pensato, sognato, progettato. Tutto ciò che è prodotto dalla nostra coscienza si raccoglie lì, per poi ricominciare il giro. È sempre stato per me un posto magico, tra virgolette: ce l’abbiamo tutti, ed è assolutamente unico in ciascuno di noi.»

Si è ispirato ad altri autori del passato e del presente?

«Il romanzo è completamente originale. Racconta storie vere: pur essendo un romanzo, non c’è nulla di inventato, a parte alcune parti quasi oniriche, dove entra in gioco l’immaginazione. I riferimenti culturali però sono moltissimi e non li nascondo, sono elencati alla fine del libro: dai libri di Baricco a quelli di Boncinelli, dal Cardinal Martini al campione di scacchi Kasparov, da Pascal a Calvino. Sono tante cose che chiunque, nel suo percorso, cerca di sviluppare, per poi scoprire che altri ci avevano già pensato prima di lui, e naturalmente anche meglio.»

Ci sono di contatto tra la sua professione di oncologo e chirurgo e le sue ambizioni letterarie?

«Io ho sempre scritto di medicina. Questo è il mio primo romanzo, ma la mia storia professionale si è affermata anche attraverso lavori scientifici che, in forma di comunicazione e non di narrazione, descrivono le ricerche che ho condotto nella mia vita. La volontà di uscire dagli schemi standardizzati della comunicazione scientifica, che deve seguire precise, per raccontare le stesse cose in modo più libero e più attento ai dettagli e alle prospettive personali, mi ha sempre richiamato. Questo è stato un tentativo di arrivare anche a chi del dettaglio scientifico si interessa poco, ma è attratto dalla vita degli altri e dalle vicende umane.»

Nel romanzo si parla della rivoluzione dell’intelligenza artificiale e del futuro della scienza medica. Quali opportunità e quali rischi si profilano all’orizzonte?

«Questo è il tema centrale del libro. La tecnologia è il vero interlocutore del mondo e in particolare della medicina, e si è sostanzialmente impadronita di tutto. In medicina però fa più fatica, perché deve pagare un sovrapprezzo etico: ha a che fare con la vita, che è una sola ed è unica per ciascuno. Nel libro uno dei protagonisti è un chirurgo e opera con un robot. Oggi queste macchine sono guidate dall’uomo, ma sono già vicine alla commercializzazione macchine in grado di fare tutto da sole. L’intelligenza artificiale si basa su memorie cumulative: legge tutti i libri del mondo, e non ha difficoltà a sapere come finisce qualsiasi storia o a inventarne diecimila di diverse. Allo stesso modo, la memoria cumulativa degli interventi chirurgici eseguiti contemporaneamente in diecimila ospedali del mondo mette la macchina in grado di arrivare a operare da sola. Non è una cosa lontana dalla realtà. E nel libro qualcosa va storto: diventa allora un problema decidere di chi sia la colpa. Anche la legge è molto scoperta, lo vediamo nel dibattito sul riconoscimento facciale. Diventa difficile discuterne senza regole etiche, che anche le macchine devono condividere. Il libro cerca di dire che non possiamo pensare che le macchine facciano una loro evoluzione autonoma mentre noi restiamo a guardare, né affidare a loro tutto ciò che facciamo perché non lo sappiamo più fare. Se non troviamo percorsi incardinati negli che le rendano compatibili con la nostra umanità, con i nostri sentimenti, con la nostra coscienza, tutto diventa molto a rischio. Potremmo evolvere insieme alle macchine verso qualcosa di più moderno e più bello, oppure potremmo soccombere. La vera sfida è questa, ed è il punto dove le storie del libro vengono a convergere.»

Ringraziamo il professor Vincenzo Mazzaferro per la disponibilità e per questa conversazione tra medicina, letteratura e futuro dell’intelligenza artificiale.

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