Una serata di fine settembre si è trasformata in pochi istanti in un dramma nel quartiere Cit Turin, a Torino. Poco prima delle 23 di sabato 26 settembre, un bambino di appena 5 anni è stato colpito da un’automobile all’incrocio tra via Pinelli e via dell’Industria. Il piccolo si trovava in strada insieme al padre quando l’auto lo ha raggiunto. Dopo l’impatto, la vettura si è allontanata mentre alcune persone presenti nella zona hanno assistito alla scena e hanno raccolto informazioni utili per permettere ai carabinieri di identificare il veicolo.
I soccorritori del 118 hanno raggiunto rapidamente il luogo dell’accaduto e hanno prestato le prime cure al bambino, che non ha mai perso conoscenza. Le sue condizioni hanno comunque richiesto il trasporto in codice rosso all’ospedale infantile Regina Margherita di Torino. I medici hanno riscontrato traumi al torace e all’addome e, nelle prime ore, hanno mantenuto riservata la prognosi. Successivamente il quadro clinico ha mostrato elementi più rassicuranti: il bambino non si trova più in pericolo di vita e la prognosi indica un periodo di guarigione stimato tra trenta e quaranta giorni.
L’arresto della 24enne dopo l’investimento
Nel frattempo i carabinieri del Nucleo Radiomobile di Torino hanno avviato gli accertamenti per individuare la persona alla guida dell’auto. Gli investigatori hanno rintracciato una 24enne, identificata dalle cronache come Camilla D’Alessandra, residente a Nichelino. La giovane, secondo la ricostruzione finora emersa, avrebbe avuto in passato una relazione con il padre del bambino. I militari l’hanno fermata e portata in carcere al Lorusso e Cutugno di Torino.
Nei suoi confronti gli investigatori contestano il tentato omicidio e le lesioni personali aggravate. L’ipotesi investigativa deve però ancora trovare piena conferma attraverso la ricostruzione della dinamica. Proprio questo rappresenta uno dei punti centrali dell’inchiesta: gli investigatori devono stabilire con precisione come sia avvenuto il contatto tra la vettura e il bambino e quale intenzione avesse la conducente in quei momenti.
Secondo le prime ricostruzioni riportate nelle ore successive all’accaduto, poco prima dell’investimento ci sarebbe stato un alterco tra la giovane e il padre del bambino. Una delle ipotesi investigative riguarda quindi la possibilità che la donna volesse colpire l’uomo e che il bambino sia rimasto coinvolto nell’azione. Il padre avrebbe raccontato ai presenti di avere riconosciuto la giovane e avrebbe sostenuto che l’auto sarebbe arrivata verso di lui intenzionalmente. Gli investigatori devono ora verificare ogni elemento attraverso testimonianze, accertamenti tecnici e ulteriori riscontri.
La difesa: «Non si può escludere l’incidente»
L’avvocato Cristian Scaramozzino, che difende la 24enne, ha fornito una ricostruzione differente e ha invitato a non considerare già accertata l’intenzionalità del gesto. Il legale ha spiegato di non avere ancora incontrato personalmente la propria assistita e, proprio per questo, ha sottolineato che alcune informazioni restano ancora da verificare direttamente con lei.
«Non si può escludere in maniera automatica l’incidente», ha dichiarato Scaramozzino, spiegando che la conoscenza tra la giovane e il padre del bambino non dimostra automaticamente una volontà di colpire qualcuno. Secondo il legale, occorre inoltre ricostruire con precisione il rapporto esistente tra i due e comprendere se la loro eventuale discussione abbia avuto un ruolo nell’accaduto.
La difesa contesta anche la ricostruzione secondo cui la giovane avrebbe semplicemente abbandonato il luogo dell’incidente. La madre della 24enne avrebbe riferito che la figlia si trovava ancora nelle vicinanze quando i carabinieri l’hanno fermata. «La mia assistita sembra che non sia scappata, è stata fermata subito dopo», ha spiegato il legale, precisando comunque di non avere ancora verificato personalmente tutti i dettagli.
Gli investigatori devono chiarire la dinamica
Un altro elemento ancora da verificare riguarda la presenza di una seconda persona nell’automobile. Secondo quanto riferito dalla difesa, la giovane potrebbe aver viaggiato insieme a un compagno o a un amico, ma anche questa circostanza attende conferme. Gli investigatori stanno quindi cercando di ricostruire l’intera sequenza dei fatti, dal momento della discussione fino all’arrivo dei soccorsi e all’intervento dei carabinieri.
La difesa ha inoltre posto l’attenzione sulle conseguenze fisiche riportate dal bambino. «Dalle condizioni del bimbo credo si possa parlare del fatto che il piccolo sia stato urtato, abbia avuto un contatto con l’auto, non che sia stato investito», ha sostenuto Scaramozzino, precisando però che si tratta di una valutazione preliminare e che non dispone ancora di tutti gli elementi necessari per ricostruire con certezza l’accaduto.
Nel frattempo il bambino continua il percorso di cura al Regina Margherita. Il superamento della fase di maggiore preoccupazione rappresenta l’elemento più rassicurante emerso nelle ore successive all’incidente, anche se i traumi riportati richiederanno un periodo di recupero significativo. La prognosi resta infatti compresa tra trenta e quaranta giorni.
L’inchiesta prosegue ora su più fronti. I carabinieri devono confrontare le testimonianze raccolte sul posto con gli elementi tecnici disponibili e ricostruire con precisione la posizione delle persone presenti al momento dell’impatto. La magistratura dovrà inoltre valutare gli elementi raccolti dagli investigatori e la versione della giovane, che potrà fornire la propria ricostruzione dei fatti nelle successive fasi del procedimento.
Per il momento, dunque, l’accusa di tentato omicidio rappresenta una contestazione nell’ambito dell’indagine e non una condanna. La dinamica esatta dell’investimento e l’eventuale intenzionalità della conducente restano al centro degli accertamenti. Saranno gli ulteriori elementi investigativi e giudiziari a stabilire cosa sia realmente accaduto quella sera in via Pinelli.
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