La Commissione UE ha avviato una procedura di infrazione contro l’Italia, nell’ambito del recepimento delle norme anti-SLAPP (Strategic Lawsuits Against Public Participation). Roma aveva tempo fino al 7 maggio 2026 per integrare nel proprio ordinamento la direttiva – approvato nel 2024 con 546 voti favorevoli, 47 contrari e 31 astenuti –, il cui obiettivo è quello di combattere le cosiddette «querele temerarie», quindi l’abuso di denunce immotivate per ostacolare l’attività di giornalisti, attivisti, associazioni benefiche e cittadini.
Insieme all’Italia, riceveranno un sollecito scritto anche Bulgaria, Repubblica Ceca, Germania, Irlanda, Grecia, Spagna, Lussemburgo, Ungheria, Paesi Bassi, Austria, Portogallo, Romania e Slovacchia. La direttiva UE 2024/1069 offre una serie di strumenti per limitare chi sfrutta i provvedimenti giudiziari a proprio vantaggio.
In primo luogo, permette ai tribunali di archiviare anticipatamente le querele che non presentano presupposti fondati e la possibilità di imporre a chi denuncia il pagamento delle spese processuali e il risarcimento dei danni all’imputato, oltre a sanzioni per chi abusa dello strumento giuridico. In secondo luogo, le norme anti-SLAPP frenano anche i processi transfrontalieri, ovvero quando il querelante si avvale dell’ordinamento di un Paese terzo, poiché considerato più conveniente. La direttiva prevede, in questo caso, garanzie procedurali e patrocinio gratuito, ma anche il sostegno economico e psicologico per l’imputato.
Ora l’Italia, così come gli altri tredici Paesi UE soggetti all’infrazione, avrà due mesi di tempo per recepire integralmente la direttiva 2024/1069. Qualora non dovesse rispettare nuovamente i termini previsti, la Commissione UE potrebbe decidere di inviare un parere motivato, quindi un documento ufficiale – siglato da tecnici e giuristi –, volto a indicare in quali termini Roma sta violando le disposizioni di Palazzo Berlaymont. Il passo successivo è il ricorso alla Corte di Giustizia.
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