Undici Paesi europei hanno chiesto a Bruxelles di irrigidire le regole per il rilascio dei visti turistici ai cittadini russi. In una lettera indirizzata all’Alta rappresentante per la politica estera Kaja Kallas e al commissario agli Affari interni Magnus Brunner, i governi firmatari sostengono che l’attuale sistema sia troppo permissivo e rischi di indebolire la pressione politica esercitata sulla Russia per porre fine alla guerra in Ucraina.
La richiesta a Bruxelles
L’iniziativa è stata promossa da Svezia, Repubblica Ceca, Danimarca, Estonia, Finlandia, Lettonia, Lituania, Paesi Bassi e Polonia, insieme a Islanda e Norvegia. I firmatari denunciano una gestione disomogenea dei visti all’interno dell’area Schengen e chiedono una linea più uniforme e restrittiva.
Nella lettera i ministri definiscono “profondamente preoccupante” l’aumento dei turisti russi nelle località europee mentre missili e droni continuano a colpire civili e infrastrutture civili in Ucraina. “Non voglio più weekend di shopping. Non voglio più viaggi di piacere in Europa mentre gli ucraini muoiono sul campo di battaglia”, ha dichiarato il ministro svedese per la Migrazione e l’Asilo Johan Forssell.
L’Italia tra i paesi “più accoglienti”
Secondo i dati citati dai firmatari, nel 2025 sono stati concessi ai cittadini russi oltre 477mila visti turistici Schengen, con un incremento dell’8,4% rispetto all’anno precedente. Francia, Italia e Spagna risultano tra i Paesi che hanno ricevuto e accolto il maggior numero di richieste, quasi tre quarti del totale.
Nella lettera, i governi promotori sottolineano i possibili rischi per la sicurezza legati alla circolazione di cittadini russi che potrebbero aver preso parte al conflitto in Ucraina. Da qui la richiesta alla Commissione europea di limitare i viaggi considerati non essenziali, rafforzare i controlli alle frontiere esterne dell’area Schengen e studiare strumenti che consentano di identificare ed eventualmente escludere dall’ingresso ex combattenti e militari coinvolti nella guerra.
Il provvedimento del 2022
L’Unione europea aveva già sospeso nel 2022 l’accordo che facilitava il rilascio dei visti ai cittadini russi, ma l’applicazione delle successive linee guida è rimasta molto diversa da Paese a Paese. È proprio questa frammentazione che gli undici governi considerano una debolezza politica e strategica.
La questione è stata discussa nelle scorse settimane durante una riunione informale dei ministri europei a Lussemburgo, senza però produrre decisioni immediate. Ora la coalizione guidata dalla Svezia chiede alla Commissione un intervento formale e nuove misure vincolanti.
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