La Commissione europea lancia un nuovo richiamo all’Italia sulla sanità pubblica. Nelle raccomandazioni del Semestre europeo, Bruxelles segnala un peggioramento dell’accesso alle cure, liste d’attesa sempre più lunghe, una spesa sanitaria a carico dei cittadini superiore alla media europea e persistenti disuguaglianze territoriali.
Il deterioramento dell’assistenza sanitaria
Secondo la Commissione, “negli ultimi anni l’accesso all’assistenza sanitaria in Italia ha subito un deterioramento”, a causa dell’allungamento delle liste d’attesa, dell’aumento della spesa privata sostenuta dai pazienti, delle carenze di personale sanitario e delle “notevoli disparità territoriali” nell’erogazione dei servizi.
Nelle raccomandazioni viene chiesto di proseguire l’attuazione della riforma della sanità territoriale avviata nel 2022, completando le Case della comunità e gli Ospedali di comunità previsti dal Pnrr, rafforzando l’integrazione del personale sanitario, sviluppando sistemi digitali interoperabili e garantendo finanziamenti stabili per telemedicina e assistenza domiciliare.
Per la Commissione è inoltre “fondamentale affrontare la carenza di personale sanitario”, uno dei principali fattori che limitano la capacità del sistema di rispondere alla domanda di cure.
M5S: “Bocciatura a tutto tondo”
Il Movimento 5 Stelle ha affidato il commento delle raccomandazioni ai parlamentari delle commissioni Affari sociali di Camera e Senato, secondo i quali la Commissione ha “letteralmente stroncato il governo Meloni sulla sanità”. Per gli esponenti pentastellati, Bruxelles certifica che “l’accesso all’assistenza sanitaria è peggiorato, le liste d’attesa sono sempre più lunghe, la spesa a carico dei pazienti continua a salire e ha superato significativamente la media dei Paesi membri”.
Quella della Commissione è dunque “una bocciatura a tutto tondo delle politiche sanitarie di un governo capace solo di definanziare il pubblico e strizzare l’occhio al privato”, mentre il Servizio sanitario nazionale è “al collasso” e il numero di persone costrette a rinunciare alle cure continua a crescere.
Sereni (Pd): “Spesa pro capite e sotto la media Ue”
Per Marina Sereni, responsabile Salute del Pd, oltre a tagliare gli investimenti il governo Meloni “non ha fatto nulla per risolvere il problema strutturale del personale, dei professionisti sanitari che dovrebbero far funzionale la nuova rete dei servizi territoriali e di prossimità. La nostra spesa pro capite si colloca nella metà bassa della classifica dei paesi Ue e le retribuzioni dei nostri professionisti, a cominciare dagli infermieri e dalle infermiere, sono molto più basse della media europea. Senza riforme e senza fondi rischiamo di perdere il patrimonio di un SSN che fino a poco tempo fa tutti nel mondo ci invidiavano”. Sulla stessa linea il suo compagno di partito Antonio Mazzeo, per il quale “la propaganda del Governo è finita contro la realtà”.
Furlan (Iv): “Servono risorse vere, non slogan”
Critiche anche da Italia Viva. La senatrice Annamaria Furlan parla di una “bocciatura delle politiche del governo Meloni” e sostiene che la Commissione Europea abbia fotografato una realtà già evidente per milioni di cittadini: “Tempi sempre più lunghi per accedere alle cure, costi sempre più elevati a carico dei pazienti e profonde differenze tra territori”. Per Furlan “Davanti a questo scenario non bastano più slogan o annunci propagandistici” e servono invece “provvedimenti concreti e immediati per garantire il diritto alla salute sancito dalla Costituzione”. E conclude: “Serve un cambio di rotta radicale: rafforzare la sanità territoriale, investire sul personale e soprattutto ridurre le diseguaglianze tra Nord e Sud del Paese”,.
Bonelli (Avs): “Meloni chieda scusa agli italiani”
“È il bilancio di quasi quattro anni di governo Meloni”, osserva il leader di Alleanza Verdi e Sinistra Angelo Bonelli, che estende lo sguardo oltre la questione sanitaria. “Mentre milioni di italiani affrontano salari insufficienti, liste d’attesa nella sanità pubblica e un costo della vita sempre più alto, la destra continua a fare propaganda e a difendere gli interessi delle lobby del gas. La flessibilità europea per l’energia potrà essere utilizzata solo per interventi strutturali. È la conferma che la risposta al caro energia non è il gas e nemmeno il nucleare, ma un piano di investimenti in rinnovabili, reti, efficienza energetica e comunità energetiche. Meloni dovrebbe chiedere scusa agli italiani”.
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