La Commissione UE ha notificato alla piattaforma TikTok le proprie conclusioni preliminari, secondo cui gli account dei minori non rispettano gli standard di protezione previsti dal Digital Services Act (DSA), il regolamento europeo che disciplina i servizi digitali e le grandi piattaforme online. Al centro delle contestazioni ci sono le impostazioni predefinite. Secondo la Commissione, un minorenne può ancora scegliere di rendere pubblico il proprio profilo, con il risultato che i contenuti pubblicati possono essere visualizzati anche da persone esterne alla piattaforma. Inoltre, i video condivisi dagli utenti tra i 16 e i 17 anni possono essere raccomandati ad altri iscritti attraverso la sezione dedicata ai contenuti suggeriti, ampliandone notevolmente la diffusione.
Per Bruxelles, la soluzione dovrebbe passare da un rafforzamento del principio della privacy “by default”. In altre parole, i contenuti pubblicati dai minori dovrebbero essere visibili esclusivamente agli utenti autorizzati dal titolare dell’account. TikTok respinge però l’idea di non aver già adottato misure significative per la tutela dei più giovani. In una nota, la società sottolinea: «Su TikTok, gli account dei più giovani dispongono, fin dal momento della loro creazione, di oltre 50 funzioni preimpostate per la privacy e la sicurezza, sviluppate in collaborazione con esperti del settore. Gli account degli utenti di età inferiore ai 18 anni sono privati per impostazione predefinita e siamo una delle poche piattaforme in cui gli adolescenti più giovani non possono utilizzare la messaggistica diretta né vedere i propri contenuti nella pagina “Per te”. La tutela dei minori online è un obiettivo che condividiamo e restiamo impegnati a migliorare continuamente le misure che adottiamo per proteggerli».
Il confronto si inserisce in un dibattito più ampio. Da tempo, infatti, la Commissione UE interviene non solo sulle condotte delle grandi piattaforme, ma anche sulle modalità con cui i loro servizi vengono progettati. Un percorso iniziato già con il caso Google Shopping del 2017 e proseguito con gli obblighi imposti ad Apple sull’App Store. In linea generale, l’idea che sia un regolatore a incidere direttamente sul design di un prodotto ha sempre suscitato obiezioni: le scelte progettuali, si sostiene, dovrebbero essere corrette principalmente dal mercato e dalle preferenze degli utenti. Tuttavia, quando entrano in gioco i minori, questo principio perde parte della sua forza. Un adolescente, infatti, tende ad accettare le impostazioni predefinite senza valutarne pienamente le conseguenze, rendendo il cosiddetto “default” un elemento decisivo per la sua sicurezza online.
È proprio su questo che si concentra il confronto tra Bruxelles e TikTok. Secondo la Commissione, pur riconoscendo il tentativo della piattaforma di allinearsi alle norme previste da Bruxelles, rimangono alcune criticità. Ora spetterà a TikTok presentare le proprie osservazioni e proporre eventuali misure correttive. Qualora la Commissione ritenesse insufficienti le modifiche prospettate, potrebbe adottare una decisione di non conformità e arrivare a stabilire una sanzione fino al 6% del fatturato globale dell’azienda. Già a febbraio, inoltre, Bruxelles aveva contestato a TikTok alcuni elementi del suo design ritenuti in grado di favorire la dipendenza, come lo scorrimento infinito dei contenuti e l’autoplay dei video.
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