Il capo del Pentagono Pete Hegseth è intervenuto a Colleville-sur-Mer per celebrare l’ottantaduesimo anniversario dello sbarco in Normandia. La straordinaria operazione “Overlord” che fece capitolare l’esercito nazista nella Francia occupata.
Durante il discorso però, Hegseth ha fatto un paragone curioso: “Purtroppo oggi diverse spiagge europee sono prese d’assalto da varie ideologie pericolose. Sulle spiagge della Spagna, dell’Italia, della Grecia e della Bulgaria, arrivano barche e uomini. Quando si decideranno le capitali europee a fare qualcosa contro quest’invasione?”. In sostanza, ha paragonato l’invasione tedesca ai migranti che scappano dalla terra d’origine per raggiungere le nostre coste.
Non solo, ha infatti ribadito: “Prego e credo non sia troppo tardi. Gli uomini che combatterono e morirono qui riportarono la libertà in Europa. Quella libertà deve essere mantenuta da questa generazione di leader e combattenti, o quello per cui essi combatterono sarà stato solo temporaneo”. Un monologo patriottico pronunciato di fronte alla ministra della Difesa francese Catherine Vautrin, evidentemente spaesata e confusa.
L’anti-europeismo dei trumpiani
L’amministrazione Trump non nutre particolare considerazione per l’Unione Europea. Non è una novità. Fu proprio Pete Hegseth a definire “scrocconi” gli Stati membri, in una chat diffusa nel mese di marzo del 2025. Ed è la ragione per la quale il tycoon ha imposto un investimento del 5% del Pil nella difesa a tutti i Paesi Nato. Impegno che alla fine hanno siglato, ad eccezione della Spagna, pur considerandolo un obiettivo difficilmente sostenibile.
Il capo del Pentagono, peraltro, ha sottolineato che “la libertà non è gratis e la pace non si avvera per magia, ma si acquista con determinazione, onore e forza” e dunque gli alleati “devono essere lì al nostro fianco, spalla a spalla”, con l’America che “fa da guida”.
È un monito che nasce dalla convinzione dei trumpiani che i Paesi Ue si limitino a godere del famoso “ombrello Usa” senza però partecipare attivamente alla difesa dei confini.
E così la frustrazione del Presidente, che più volte ha invitato gli alleati occidentali a partecipare al conflitto mediorientale, si è tradotta nell’ordine di ritiro di parte delle truppe statunitensi dalle basi militari sparse a macchia di leopardo nel “Vecchio Continente”.
Ora però, di fronte a un’escalation militare che come un effetto boomerang ha colpito Washington, Hegseth ha utilizzato un tono più conciliante e individuato un potenziale nemico comune: i migranti.
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