Andrea Pirlo rompe il silenzio e conferma di essere ormai fuori dalla corsa per diventare il nuovo commissario tecnico della Nazionale italiana. Lo ha fatto con un lungo messaggio pubblicato sui social, nel quale interviene anche sulle polemiche nate attorno al suo ruolo di global ambassador di Fonbet, agenzia di scommesse russa. «Ho appreso ieri sera di non essere più il candidato alla panchina della Nazionale italiana», scrive l’ex centrocampista, spiegando di aver scelto finora di non intervenire «per rispetto nei confronti delle istituzioni, della Federazione e delle persone coinvolte». Solo dopo aver preso atto della decisione, aggiunge, ha ritenuto «doveroso chiarire alcuni aspetti».
Pirlo racconta di aver vissuto «con grande amarezza» il dibattito sviluppatosi negli ultimi giorni intorno alla sua candidatura. Nel messaggio precisa che la collaborazione con Fonbet «nasce nell’ambito del mio percorso lavorativo negli Emirati Arabi Uniti ed è esclusivamente di natura commerciale e sportiva». Rivendica inoltre di aver sempre operato «nel pieno rispetto delle leggi dei Paesi in cui ho lavorato e dei contratti che ho sottoscritto». L’ex campione difende anche il proprio percorso professionale e il rapporto con il calcio italiano: «Conosco bene il valore delle istituzioni, la loro competenza, la loro serietà e l’amore che hanno sempre dedicato al calcio italiano».
Infine esprime rammarico per l’evoluzione della vicenda: «Mi rammarica che una scelta di carattere sportivo sia stata rapidamente trascinata in un confronto pubblico che ha finito per attribuire alla mia persona significati e intenzioni che non mi appartengono». E conclude: «L’amore per l’Italia non dipende da un incarico. Fa parte della mia storia, della mia identità e continuerà ad accompagnarmi, sempre».
La scelta della presidenza federale, però, ha provocato dei malumori. Il direttore tecnico Paolo Maldini e l’advisor Leonardo Nascimento de Araújo – considerati dal presidente Giovanni Malagò «due facce della stessa medaglia» – speravano di arrivare al Consiglio federale del 28 luglio con il nuovo ct. E qualora la Federazione dovesse scegliere un commissario tecnico non in linea con loro, potrebbero minacciare le dimissioni.
Le reazioni
La vicepresidente del Parlamento UE ed ex dem Pina Picierno accoglie con favore l’esclusione dell’ex allenatore dalla corsa alla panchina azzurra: «È una scelta giusta e doverosa», afferma, sostenendo che Pirlo abbia scelto di «prestare, liberamente e ripetutamente, il proprio prestigio a un’operazione di normalizzazione del regime di Putin, partecipando a un’iniziativa sfruttata dalla propaganda del Cremlino mentre l’Ucraina veniva bombardata». Per Picierno, «la Nazionale italiana rappresenta l’Italia nel mondo. E l’Italia è dalla parte dell’Ucraina, dell’Unione europea e del diritto internazionale».
Si trova invece sulla linea opposta il capogruppo del M5S a Montecitorio Riccardo Ricciardi, che afferma: «Siamo il Paese in cui una persona non può fare il commissario tecnico della Nazionale se ha un contratto con una società russa, ma in cui un ex lobbista delle armi può fare il ministro della Difesa», scrive sui social. Ricciardi sottolinea, inoltre, che «ci si scandalizza perché il contratto è legato alle scommesse sportive, quando questo Paese riesce a malapena a stare a galla con le entrate di Lotto, Superenalotto, Gratta e Vinci e altri giochi d’azzardo».
Sulla vicenda interviene anche il leader di Azione Carlo Calenda, dopo che l’ambasciatore russo in Italia ha espresso solidarietà a Pirlo: «Direi che con questa dichiarazione possiamo chiudere l’assurda discussione sull’opportunità di prendere come allenatore della Nazionale un signore pagato dai russi», ha sentenziato su X.
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