domenica 7 Giugno 2026

Il piano dell’opposizione contro la legge elettorale: usare gli emendamenti per spaccare il centrodestra

Il campo progressista fa fronte comune contro il "Bignami bis" e valuta un emendamento sulle preferenze per portare alla luce le fratture nella maggioranza. Sul tavolo anche l'ipotesi di abbandonare l'Aula

Da Redazione
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Alzare un muro contro la legge elettorale con emendamenti soppressivi e magari anche una “occupazione simbolica” degli scranni per rallentare i lavori, oppure costringere la maggioranza a scontrarsi con le sue divergenze, presentando proposte di modifica che costringano i partiti di centrodestra a votare l’uno contro l’altro. Sono queste le due strade che il campo progressista sta valutando per impedire l’approvazione del Melonellum, ritenuto “anticostituzionale” e “inemendabile”.

Il fronte compatto del campo progressista

Il centrodestra tira dritto sul “Bignami bis”, pur consapevole delle sue fragilità e degli aspetti che rischiano di trovare l’opposizione della Corte costituzionale. La soluzione per ogni criticità è quella degli emendamenti correttivi – come già accaduto con la norma sui rimpatri forzati presentata nel dl Sicurezza – mentre le richieste del campo progressista sono state ignorate senza alcun ripensamento. I leader di Pd, M5S e Avs si sono quindi uniti in un fronte compatto e concentrato a evitare il via libera alla proposta.

Nella riunione dello scorso 4 giugno, Elly Schlein e Giuseppe Conte hanno ribadito l’impossibilità di aprire un dialogo con il centrodestra. “Non ci sono le condizioni”, ha spiegato la segretaria del Pd, seguita dal Presidente del M5S: “Un impianto così improponibile non può essere migliorato da uno o due ritocchini”. I due leader hanno poi concordato sull’impossibilità di un governo di larghe intese nel caso in cui si dovesse giungere ad un pareggio alle urne. L’unica soluzione sarà il ritorno al voto.

Cosa prevede la nuova legge elettorale

Il “Bignami bis” prevede al momento il premio di maggioranza al raggiungimento del 42% dei voti e con risultati uniformi tra Camera e Senato, la soppressione del ballottaggio e l’abbassamento del tetto massimo di seggi che si possono ottenere da 230 a 220 alla Camera e da 114 a 113 al Senato.

In questo modo sarà impossibile superare il 60% complessivo, anche se vi dovesse essere l’assegnazione integrale dei 27 seggi di Valle d’Aosta, Trentino Alto Adige e circoscrizioni estere. Al momento, però, gli elettori di queste Regioni non possono concorrere alla definizione del premio di maggioranza e tale mancanza potrebbe violare il principio di riconoscibilità degli eletti ribadito in passato dalla Corte Costituzionale.

L’ipotesi degli emendamenti correttivi

Intanto, i tre capigruppo dell’opposizioni si sono incontrati per discutere sulla strategia da adottare in Aula. L’opposizione starebbe riflettendo sulla possibilità di non limitarsi a presentare emendamenti soppressivi, per evitare il rischio che la maggioranza salti il voto. Il centrosinistra potrebbe sfruttare le divisioni della maggioranza a suo vantaggio, proponendo emendamenti correttivi su questioni su cui i partiti di maggioranza non hanno trovato un punto di incontro.

Il più plausibile riguarderebbe la reintroduzione delle preferenze. FdI non potrà sottrarsi dal voto e si scontrerebbe con la contrarietà al tema di Forza Italia. Se poi passasse in Commissione Affari Costituzionali, solo in Aula si potrebbe cancellare la proposta, aprendo però una serie di scrutini a voto segreto e dagli esiti non prevedibili. Un rischio che potrebbe trasformare la legge elettorale in un’arma a doppio taglio per Giorgia Meloni.

Esclusa, invece, la possibilità di un testo unitario del centrosinistra, a causa delle tempistiche ristrette sul voto. Proprio su questo punto, l’opposizione valuta anche una protesta in Parlamento, magari con l’abbandono dell’Aula per manifestare contro l’ennesima forzatura della maggioranza, che continua a sminuire il ruolo di Camera e Senato con votazioni sprint e senza un’analisi accurata delle proposte di modifica.

Leggi anche: Meloni diserta il vertice Ue-Balcani: era alla cerimonia di un francobollo

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