Dopo l’attacco al Gay Pride di Berlino, in cui un furgone ha investito la folla al Tiergarten uccidendo una donna e ferendo 16 persone, arrivano le prime reazioni politiche italiane. Mentre prosegue la caccia al presunto aggressore, un 21enne già noto alle autorità e indicato dagli inquirenti come vicino ad «ambienti islamisti», governo e opposizioni esprimono solidarietà alla Germania.
Meloni e Tajani: «Uniti contro l’odio»
La premier Giorgia Meloni parla di «solidarietà e sincera vicinanza» per le notizie che arrivano da Berlino. «L’Italia condanna e si oppone con forza a qualsiasi forma di odio ed estremismo», scrive su X, aggiungendo che il governo lavora «per difendere la libertà e la sicurezza dei nostri cittadini». Poi il messaggio alla Germania: «Siamo al fianco del popolo tedesco».
Anche Antonio Tajani riferisce di aver espresso solidarietà al ministro degli Esteri tedesco Johann Wadephul «per il grave attentato». Il vicepremier parla di un’Europa che «si schiera contro l’ombra del terrorismo» e contro chi usa «odio e violenza» per colpire la libertà.
Salvini e Vannacci all’attacco
Matteo Salvini sceglie invece una linea più dura. Per il leader della Lega, «il fanatismo islamico è il problema, in Italia e in Europa». Da qui la richiesta di fermare «ogni concessione di spazi a realtà islamiche finché non ci sarà un accordo scritto con lo Stato italiano, come avviene da tempo per molte altre confessioni religiose».
«Ora, cari sinistri, continuate a sfilare con le bandiere della Palestina e continuate a favorire l’immigrazione di massa dai paesi islamici», attacca il leader di Futuro Nazionale, Roberto Vannacci. «E, soprattutto, continuate a sostenere che l’atto terroristico di Salim El Koudri a Modena fosse solo un gesto di uno squilibrato….magari anche questo Abdul B si farà portare un Vangelo».
Le reazioni del centrosinistra
Dal Pd interviene Alessandro Zan, responsabile Diritti nella segreteria dem. Per l’eurodeputato, l’attacco di Berlino «ferisce l’intera Europa» e colpisce «i diritti fondamentali di tutti». Zan chiama in causa anche il cancelliere Friedrich Merz e la presidente del Bundestag Julia Klöckner, chiedendo un gesto simbolico: issare la bandiera arcobaleno sul Parlamento tedesco. «Non è una provocazione», dice, «ma un simbolo di diritti, libertà e democrazia».
Per il leader di Italia Viva Matteo Renzi, dopo l’attentato al Pride «non basta la commozione». Occorrono anche «una maggiore presenza delle Istituzioni e delle forze dell’ordine e una grande battaglia culturale per contrastare il terrorismo ideologico che continua a colpirci anche oggi. Perché colpire il Pride a Berlino – come colpire una chiesa in Nigeria – significa colpire tutti noi».
Magi: «Rispondere con più diritti»
Per Riccardo Magi, segretario di +Europa, «La violenza contro le persone LGBTQI+ non ha un’unica matrice: può nascere dall’estrema destra, dal fanatismo religioso o da qualsiasi ideologia che neghi la dignità umana». Per questo, secondo Magi, «a questi attentati bisogna rispondere difendendo i diritti che ci sono e conquistandone di nuovi».
«Sapremo meglio nei prossimi giorni cosa sia accaduto ma una cosa è certa: seminare odio porta violenza», scrive Marilena Grassadonia, responsabile Diritti e Libertà di Sinistra Italiana, replicando a chi a destra sta approfittando dell’attentato per fare sciacallaggio. «Chi continua a farlo, anche in queste ore, spero che rifletta e responsabilmente abbassi i toni e se riesce magari chieda anche scusa a tutte e tutti noi».
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