Dopo la condanna in primo grado a risarcire due ex collaboratori per oltre 300mila euro, Ilaria Salis si difende in un’intervista concessa a Viola Giannoli per La Repubblica. L’europarlamentare di Avs sostiene di non essere stata informata del processo, celebrato in contumacia, e annuncia battaglia in appello. La sentenza, spiega, «non è entrata nel merito» e non avrebbe accertato l’assenza di giusta causa nel licenziamento.
«Non sapevo nulla del procedimento»
Salis contesta innanzitutto il modo in cui si è arrivati alla condanna. «Ero assente perché di quel procedimento e delle udienze non sapevo nulla», afferma. Secondo la parlamentare, le controparti avrebbero notificato l’avvio della causa al suo indirizzo di residenza in Italia, dove però lei si trova raramente.
«Avrebbero potuto mandarmi una pec o contattarmi tramite i canali istituzionali», dice. Invece, aggiunge, è stata usata «la procedura per gli irreperibili» e il processo si è svolto in contumacia. «Ma io sono un’europarlamentare, è un po’ difficile che sia irreperibile…».
L’appello e la sospensione della sentenza
La sentenza è stata notificata a Salis il 4 maggio, due mesi dopo il deposito. A quel punto l’eurodeputata ha presentato ricorso. «Abbiamo preparato più di cento pagine per ricostruire in modo completo quel che non ho potuto dire in primo grado», spiega.
La Corte d’appello ha sospeso l’efficacia della decisione, che altrimenti sarebbe stata immediatamente esecutiva. L’udienza è attesa dopo l’estate. Salis dice di avere «piena fiducia» e di essere «serena», convinta di poter dimostrare che non si trattò di un recesso «né improvviso né immotivato».
Il rapporto con i collaboratori
I due ex collaboratori avevano iniziato a lavorare con lei nell’estate 2024, dopo l’elezione al Parlamento europeo. Salis racconta che li conosceva da tempo e che avevano seguito da vicino la sua vicenda giudiziaria in Ungheria.
Poi, secondo la sua versione, il rapporto si sarebbe deteriorato: «Pensavo non avessero secondi fini e invece ho sempre più avuto l’impressione che volessero far pesare il loro ruolo per influenzare le mie decisioni». La parlamentare parla anche di «gravi inadempienze nel lavoro», mail senza risposta e attività non portate a termine.
«Il rapporto fiduciario era finito»
Salis sostiene di avere tentato più volte di affrontare le criticità, ma di essersi trovata davanti a una situazione ormai compromessa: «Non ci rivolgevamo più la parola e invece in politica il rapporto fiduciario è fondamentale».
Quanto all’accusa di licenziamento senza preavviso, replica: «Tutt’altro. Ho cercato un confronto, gli ho proposto di trovare una soluzione». Poi aggiunge che a gennaio 2025 le sarebbe stato detto che non c’erano margini di conciliazione e che i collaboratori avrebbero contattato la stampa per danneggiare la sua reputazione.
La polemica politica
La destra chiede le sue dimissioni, ma Salis parla di attacco «meschino e strumentale»: «Non credo siano diventati da un giorno all’altro sensibili ai diritti dei lavoratori». L’eurodeputata accusa gli avversari di usare la vicenda riportando «informazioni parziali solo per diffamarmi». Salis assicura che il rispetto dei diritti dei lavoratori resta un punto fermo anche per lei: «Lo è per me e per tutta la mia parte politica». Ma rivendica la scelta fatta: non «a cuor leggero», dice, ma per tutelare il mandato, le risorse pubbliche e le persone che rappresenta.
Ora la partita si sposta in appello.
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