martedì 28 Luglio 2026
Arcuri audito dalla Commissione CovidphAnsa

Arcuri audito dalla Commissione Covid. Patuanelli (M5S): “Le sue parole spazzano via anni di fango”

L’ex commissario dell’emergenza ha chiarito che nel 2020 la legge permetteva di inserire sul mercato mascherine senza CE e che il controllo della conformità di questi dispositivi non spettava alla sua commissione

Di Redazione
Condividi questa notizia nei tuoi canali, non tenerla per te:

Alle 10:30 del 28 luglio la Commissione parlamentare d’inchiesta sulla gestione dell’ del ha assistito all’esame testimoniale dell’ex commissario straordinario . Un’audizione volta a chiarire le scelte operative adottate nelle fasi più acute della pandemia. L’intervento ha permesso di sfatare alcune delle principali accuse della maggioranza, che insiste su questioni già oggetto di archiviazioni da parte della magistratura.

Arcuri ha smentito l’esistenza di una maxi commessa da 1,25 per l’acquisto delle e ha confermato di non aver mai ricevuto alcuna pressione dall’allora Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. Inoltre, l’ex commissario ha ricordato che il controllo dell’idoneità dei dispositivi non spettava alla sua commissione.

“La preziosissima relazione di Arcuri ha spazzato via anni di fango e fake news”, ha dichiarato Stefano Patuanelli, vicepresidente del Movimento 5 Stelle, sottolineando come l’ex commissario abbia chiarito senza esitazioni ogni aspetto riguardante l’acquisto delle “famose mascherine cinesi”.

Arcuri: “La legge non prevedeva la CE sulle mascherine”

Arcuri ha infatti dato inizio al suo intervento chiarendo che nel la legge “prevedeva che si potessero utilizzare anche mascherine non CE”, ovvero senza Conformità europea. La maggioranza, in particolare FdI, continua invece a sostenere che il Governo Conte abbia dato il via libera all’acquisto di mascherine definite “farlocche”. L’ex commissario invece specifica che non era la struttura commissariale a dover valutare i tipi di certificazione di questi dispositivi sanitari. In più, nessun ente competente avrebbe segnalato alcuna non conformità.

“Il prefetto Ciciliano non ha mai detto che le mascherine inidonee sono finite nelle corsie degli ospedali o al personale sanitario, non ha mai parlato di dispositivi farlocchi e non ha mai detto che era compito della struttura commissariale fare verifiche sulle mascherine”, ha poi aggiunto, sfatando una delle critiche del Governo Meloni.

Arcuri: “Le mascherine potevano essere pagate in anticipo”

Per quanto riguarda invece le accuse riguardanti i pagamenti anticipati sulle mascherine, Arcuri ha innanzitutto ricordato che senza questi anticipi in Italia non sarebbe arrivata alcuna mascherina in un periodo di forte emergenza. E ha poi aggiunto: “Il Cura Italia prevedeva la possibilità di disporre pagamenti anticipati anche dell’intera fornitura di mascherine”.

Arcuri: “Non c’è mai stata una maxi commessa da 1,25 miliardi”

Sul ruolo dell’allora Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, l’ex commissario ha chiarito di non aver mai ricevuto alcuna pressione, ma solo “richieste di fare presto”. Anche su queste tempistiche, Arcuri ha citato le parole del prefetto Ciciliano, secondo cui pagamenti anticipati erano non solo previsti, ma necessari in una situazione di guerra commerciale, soprattutto considerando che Consip non era riuscita a ottenere risultati accettabili dal punto di vista delle quantità.

Arrivando poi a uno dei temi più strumentalizzati dal centrodestra, Arcuri ha chiarito che non vi è stato alcun acconto sul pagamento delle mascherine “e soprattutto nessuna maxi commessa da 1,25 miliardi di euro”. Al contrario, furono effettuati 6 diversi con 28 produttrici. “Insieme a Conte ho gestito una fase difficilissima. Ci siamo occupati di fare del nostro meglio per mettere in sicurezza i nostri concittadini e salvare il numero più alto di vite umane”, ha concluso.

Seguite La Sintesi sui nostri social!

Potrebbe anche piacerti

error: © Riproduzione riservata