La Svezia approva una doppia stretta contro i migranti. Il Parlamento ha votato una legge che obbliga diversi dipendenti pubblici a segnalare alla polizia le persone straniere sospettate di essere senza documenti. Nello stesso pacchetto entra anche la valutazione della «buona condotta» per concedere, rinnovare o revocare i permessi di soggiorno. Una svolta repressiva che trasforma servizi pubblici, uffici e sportelli in strumenti di controllo.
La «buona condotta»
La nuova legge entrerà in vigore il 13 luglio e si applicherà anche ai permessi già concessi. Riguarderà soprattutto persone non cittadine dell’Unione europea con permessi per lavoro o studio. Sono esclusi cittadini europei, rifugiati e richiedenti asilo.
Il governo di Ulf Kristersson sostiene che la misura serva a colpire chi commette reati o «si comporta male». Ma i criteri sono volutamente larghi: mancato pagamento di tasse o debiti, legami con ambienti criminali, incitamento alla violenza, comportamenti considerati pericolosi per uso di alcol o droghe. La formula dello «stile di vita» apre la porta a giudizi discrezionali e discriminatori.
La legge sulla delazione
La seconda misura obbliga alcuni enti pubblici a segnalare alla polizia persone straniere sospettate di non avere i documenti necessari per restare in Svezia. Le informazioni potranno poi essere trasmesse all’Agenzia per l’immigrazione o ai servizi di sicurezza.
Dopo le proteste, il governo ha previsto eccezioni per alcune categorie essenziali, come medici, insegnanti e assistenti sociali. Ma la modifica non basta. Il rischio è che le persone irregolari evitino comunque ospedali, scuole, assistenza e trasporti per paura di essere denunciate ed espulse.
La legge prevede anche strumenti più invasivi per i controlli: sequestri e perquisizioni dei cellulari, uso più esteso di impronte digitali e fotografie.
«Una nuova caccia alle streghe»
Jan Willem Goudriaan, segretario generale dell’Unione europea dei servizi pubblici, ha attaccato duramente la misura: «Se venissero introdotti obblighi di segnalazione nei servizi pubblici, le persone avrebbero paura di utilizzare servizi essenziali come ospedali, sistemi di assistenza, scuole e trasporti pubblici», osserva. «Dobbiamo inoltre ricordare ai governi che i servizi pubblici cesserebbero di funzionare senza i lavoratori migranti in Svezia e in molti Stati membri dell’Ue. Ciò di cui abbiamo bisogno non è una nuova caccia alle streghe che costringa i lavoratori a fare da informatori». E prosegue: «Non c’è nulla da guadagnare da un obbligo di segnalazione che mira a deportare i migranti senza documenti che non hanno commesso alcun reato».
«Una battuta d’arresto per i diritti umani»
«Questa “legge sulla delazione” minaccia il diritto fondamentale all’asilo e il principio di non respingimento, alimentando al contempo un clima di sospetto, paura e razzismo, anche all’interno del settore pubblico», ha denunciato Goudriaan. «Non fa altro che legittimare l’estrema destra, fin troppo felice di vedere realizzati i suoi sogni più sfrenati di sorveglianza di massa, detenzione e deportazione a scapito dell’etica del servizio pubblico».
Anche Louise Bonneau, responsabile advocacy di Picum, parla di una rottura grave: «Il voto di oggi rappresenta una grave battuta d’arresto per i diritti umani in Svezia. Non accetteremo questa come la parola definitiva».
Il tributo pagato all’estrema destra
La stretta nasce dentro un governo conservatore di minoranza, sostenuto dall’esterno dai Democratici Svedesi, partito di estrema destra. A settembre il Paese voterà e Kristersson ha già aperto alla possibilità di governare con loro, offrendo anche il ministero dell’Immigrazione.
Si tratta dell’ennesimo tributo politico che le società europee rischiano di pagare dopo anni di tagli, precarizzazione e smantellamento dello stato sociale. I governi hanno sacrificato sanità, casa, salari e servizi pubblici per soddisfare i feroci appetiti di miliardari e multimilionari. Ora indicano nei migranti il bersaglio su cui scaricare rabbia e paura.
La Svezia, un tempo presentata come modello di accoglienza e welfare, ha da tempo imboccato la stessa strada: meno diritti, più repressione. Non è sicurezza. È il suo esatto opposto.
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