Il Governo approva un nuovo pacchetto sicurezza contro baby gang, danneggiamenti e degrado urbano. Il provvedimento introduce il fermo preventivo anche per i minorenni nelle aree della movida e nei luoghi affollati, insieme al divieto di aggregazione per i gruppi ritenuti «pericolosi». Una stretta presentata come risposta all’allarme sicurezza, ma costruita ancora una volta su categorie elastiche, poteri discrezionali e misure che incidono pesantemente sulle libertà civili.
Le norme «anti-maranza»
Il capitolo più rilevante riguarda le misure ribattezzate «anti-maranza». Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha spiegato che viene estesa ai minori la disciplina del fermo di prevenzione «quando sussiste un fondato motivo di ritenere che possano mettere in atto condotte di pericolo per la sicurezza pubblica».
La misura potrà essere applicata durante i servizi di ordine pubblico nelle zone della movida o in aree con forte presenza di persone. A giustificarla potranno essere il possesso di armi o «oggetti atti a offendere», l’uso di caschi o strumenti per rendere difficile il riconoscimento, oppure precedenti segnalazioni per droga.
Divieto di aggregazione
Per contrastare le bande giovanili arriva anche un nuovo potere per il questore. L’avviso orale potrà essere accompagnato da un divieto di aggregazione, impedendo ai gruppi considerati «pericolosi» di ritrovarsi nei luoghi dove si ripetono episodi di violenza, vandalismo o disturbo.
Il disegno di legge interviene poi sui danneggiamenti commessi in gruppo. Se il reato viene compiuto da almeno cinque persone scatterà una specifica aggravante, con pene più severe: reclusione da un anno e sei mesi fino a cinque anni e multa fino a 15mila euro.
Il ruolo della polizia locale
Piantedosi ha provato anche a chiarire il ruolo dei vigili urbani dopo le polemiche delle ultime ore.
«C’è stato un malinteso che è tutto tecnico», ha detto. Secondo il ministro, la norma già riguarda gli agenti di pubblica sicurezza, categoria nella quale rientrano anche gli agenti di polizia locale quando sono impiegati in determinati servizi. In sostanza, il governo sostiene che non serva attribuire nuovi poteri ai vigili urbani: potranno usare lo strumento nei casi in cui siano già inseriti nei servizi di ordine pubblico.
Legittima difesa e forze dell’ordine
Un altro capitolo riguarda la legittima difesa. Chi è vittima di rapina, violenza sessuale o altri gravi reati non dovrà risarcire l’autore del delitto se viene condannato per eccesso colposo di legittima difesa. Piantedosi ha citato il caso classico della rapina in casa e ha spiegato che resta ferma la valutazione penale, ma viene escluso il risarcimento del danno in determinate situazioni.
Il pacchetto rafforza infine la tutela degli agenti. Anche le lesioni personali lievi commesse contro ufficiali e agenti di polizia nell’esercizio delle loro funzioni diventeranno procedibili d’ufficio, senza necessità di querela da parte della persona offesa.
La logica della repressione
Il decreto risponde alle stesse logiche già viste nei precedenti decreti sicurezza: costruire un’emergenza, individuare un nemico sociale, allargare i poteri repressivi. Prima i rave, poi i blocchi stradali, ora i «maranza» e le aggregazioni giovanili. Non è innocua propaganda: è una macchina della repressione in costante accelerazione, che incide fortemente sulle libertà costituzionali e aggrava le diseguaglianze sociali.
Il ddl dovrà ora superare l’esame del Parlamento, ma l’indirizzo è già chiaro: il governo ha bisogno di usare il pugno duro per recuperare quel consenso che il generale Vannacci ha eroso negli ultimi mesi. E a farne le spese, come sempre, saranno i diritti fondamentali.
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