La nuova legge elettorale si arena sulle preferenze. Dopo oltre due ore di riunione tra i dirigenti dei partiti di maggioranza non è arrivata alcuna intesa. Fratelli d’Italia vuole superare le liste bloccate, Lega e Forza Italia frenano. Sul tavolo c’è lo slittamento dell’approdo in Aula al 13 luglio.
Il no degli alleati
La proposta di Giovanni Donzelli per introdurre le preferenze ha trovato il muro del Carroccio. Per la Lega non se ne parla. Forza Italia si è allineata e minaccia emendamenti per cancellare il recupero del «miglior perdente», misura cara a Noi moderati, favorevole all’emendamento sulle preferenze.
Al termine dell’incontro, Donzelli ha cercato di minimizzare: «Di preferenze si è parlato marginalmente. Noi le vogliamo, non cambia la nostra posizione». La mediazione però non c’è.
Perché FdI insiste
Il testo prevede doppie liste bloccate: nei collegi plurinominali per la quota proporzionale e nelle circoscrizioni per i listoni da 70 deputati e 35 senatori legati al premio di maggioranza, che scatterebbe oltre il 42%.
Se Meloni e lo stato maggiore di FdI spingono per modificare l’impianto delle legge elettorale, i motivi principali sono due. Il primo è Roberto Vannacci, che continua a guadagnare consensi anche attaccando, da destra, le liste bloccate. Il secondo è il timore di un ricorso preventivo alla Corte costituzionale da parte delle opposizioni, che hanno già annunciato questa intenzione: FdI teme la censura della Consulta con una sentenza additiva che reintroduca d’imperio le preferenze.
Le ipotesi scartate
Per questo i dirigenti di FdI hanno proposto agli alleati diversi compromessi. Il modello europee, con il nome da scrivere sulla scheda, non piace agli alleati perché aprirebbe una competizione interna troppo dura. È circolato anche il modello Toscana: un capolista bloccato e un listino di cinque candidati tra cui scegliere. Un’altra ipotesi prevede due o tre nomi blindati come capilista, ma per Forza Italia i candidati rischierebbero di fare campagna senza reali possibilità di elezione.
A causa delle spaccature interne, i vertici di Lega e Forza Italia non sembrano disposti a rischiare di perdere i propri fedelissimi a vantaggio di altre correnti nei rispettivi partiti.
Vannacci agita il centrodestra
Sulle tensioni pesa la crescita di Futuro nazionale, i cui deputati hanno già depositato un emendamento sulle preferenze.
In FdI c’è chi inizia a ragionare su un’intesa con Vannacci se questi dovesse scalzare nei sondaggi sia la Lega che Forza Italia. Tra i contrari, invece, ci sarebbe Giovanbattista Fazzolari. Secondo Repubblica, avrebbe detto ai dirigenti di FdI: «Un patto con lui? Perdiamo le elezioni, piuttosto…».
Anche Forza Italia guarda con freddezza al patto con il generale e, raccontano da Palazzo Chigi, Marina Berlusconi si sarebbe mossa in prima persona per frenare l’ipotesi. Il nodo riguarda anche il Ppe, dopo l’adesione di Futuro nazionale al contenitore europeo scelto dall’estrema destra tedesca di AfD.
Aula verso il rinvio
La conferenza dei capigruppo della Camera deve decidere calendario e tempi del voto finale. La maggioranza puntava a chiudere la prossima settimana, ma ora si valuta il rinvio al 13 luglio. Le motivazioni ufficiali sono l’iniziativa delle opposizioni a Napoli dell’8 luglio e gli scioperi ferroviari previsti nella stessa settimana, che renderebbero complicato per molti deputati raggiungere la capitale. Elly Schlein ironizza: «Mi viene da pensare che magari è il modo con cui Salvini sta manifestando il suo dissenso».
Il testo potrebbe quindi arrivare al voto alla Camera prima della pausa estiva, ma il passaggio al Senato slitta verso settembre, o ottobre. E chissà che, per allora, i partiti di maggioranza non avranno deciso che conviene tenersi il Rosatellum.
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