mercoledì 15 Luglio 2026
Parlamento. Presto in Aula la legge elettorale; è scontro sulle preferenze. ANSA_Riccardo Antimiani

Legge elettorale, nessun compromesso sulle preferenze. FI e Lega dicono no

La riunione tra i dirigenti della maggioranza non è stata sufficiente a trovare un'intesa. Slitta il voto alla Camera, al Senato forse dopo la pausa estiva. La riunione tra i dirigenti della maggioranza non è stata sufficiente a trovare un'intesa. Slitta il voto alla Camera, al Senato forse dopo la pausa estiva. Pesa anche la crescita di Vannacci nei sondaggi. Fazzolari: «Un patto con lui? Meglio perdere le elezioni»

Di Giustino Marai
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La nuova legge elettorale si arena sulle preferenze. Dopo oltre due ore di riunione tra i dirigenti dei partiti di maggioranza non è arrivata alcuna intesa. Fratelli d’Italia vuole superare le liste bloccate, Lega e Forza Italia frenano. Sul tavolo c’è lo slittamento dell’approdo in Aula al 13 luglio.

Il no degli

La di per introdurre le preferenze ha trovato il muro del Carroccio. Per la Lega non se ne parla. Forza Italia si è allineata e minaccia emendamenti per cancellare il recupero del «miglior perdente», misura cara a Noi , favorevole all’emendamento sulle preferenze.
Al termine dell’, Donzelli ha cercato di minimizzare: «Di preferenze si è parlato marginalmente. Noi le vogliamo, non cambia la nostra posizione». La mediazione però non c’è.

Perché FdI insiste

Il testo prevede doppie liste bloccate: nei collegi plurinominali per la quota proporzionale e nelle circoscrizioni per i listoni da 70 deputati e 35 senatori legati al premio di maggioranza, che scatterebbe oltre il 42%.
Se Meloni e lo stato maggiore di FdI spingono per modificare l’impianto delle legge elettorale, i motivi principali sono due. Il primo è Roberto Vannacci, che continua a guadagnare consensi anche attaccando, da destra, le liste bloccate. Il secondo è il timore di un ricorso preventivo alla Corte costituzionale da parte delle opposizioni, che hanno già annunciato questa intenzione: FdI teme la censura della con una sentenza additiva che reintroduca d’imperio le preferenze.

Le ipotesi scartate

Per questo i dirigenti di FdI hanno proposto agli alleati diversi compromessi. Il modello europee, con il nome da scrivere sulla scheda, non piace agli alleati perché aprirebbe una competizione interna troppo dura. È circolato anche il modello Toscana: un capolista bloccato e un listino di cinque candidati tra cui scegliere. Un’altra ipotesi prevede due o tre nomi blindati come capilista, ma per Forza Italia i candidati rischierebbero di fare campagna senza reali possibilità di .
A causa delle spaccature interne, i vertici di Lega e Forza Italia non sembrano disposti a rischiare di perdere i propri fedelissimi a vantaggio di altre correnti nei rispettivi partiti.

Vannacci agita il centrodestra

Sulle tensioni pesa la crescita di Futuro nazionale, i cui deputati hanno già depositato un emendamento sulle preferenze.
In FdI c’è chi inizia a ragionare su un’intesa con Vannacci se questi dovesse scalzare nei sondaggi sia la Lega che Forza Italia. Tra i contrari, invece, ci sarebbe Giovanbattista Fazzolari. Secondo Repubblica, avrebbe detto dirigenti di FdI: «Un patto con lui? Perdiamo le elezioni, piuttosto…».
Anche Forza Italia guarda con freddezza al patto con il generale e, raccontano da Palazzo Chigi, Marina Berlusconi si sarebbe mossa in prima persona per frenare l’ipotesi. Il nodo riguarda anche il Ppe, dopo l’adesione di Futuro nazionale al contenitore europeo scelto dall’estrema destra tedesca di AfD.

Aula verso il rinvio

La dei capigruppo della Camera deve decidere calendario e tempi del voto finale. La maggioranza puntava a chiudere la prossima settimana, ma ora si valuta il rinvio al 13 luglio. Le motivazioni ufficiali sono l’iniziativa delle opposizioni a Napoli dell’8 luglio e gli scioperi ferroviari previsti nella stessa settimana, che renderebbero complicato per molti deputati raggiungere la . Elly Schlein ironizza: «Mi viene da pensare che magari è il modo con cui Salvini sta manifestando il suo dissenso».
Il testo potrebbe quindi arrivare al voto alla Camera prima della pausa estiva, ma il passaggio al Senato slitta verso settembre, o ottobre. E chissà che, per allora, i partiti di maggioranza non avranno deciso che conviene tenersi il Rosatellum.

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