mercoledì 15 Luglio 2026
ddl sanità ph fp

Sanità di prossimità, la promessa resta sulla carta: il ddl è fermo da oltre un anno

Il provvedimento punta a rafforzare l'organizzazione del Servizio sanitario nazionale e a migliorare l'accesso alle cure

Di Sharon Costa
Condividi questa notizia nei tuoi canali, non tenerla per te:

Un provvedimento pensato per contribuire ad accorciare le nella sanità pubblica si trova oggi nella situazione paradossale di attendere esso stesso il completamento del proprio percorso parlamentare. Il DDL Prestazioni sanitarie, presentato come uno degli strumenti destinati a rendere più efficiente il rapporto tra cittadini e Servizio sanitario , resta infatti fermo alla Camera da oltre un anno. Una lunga pausa che trasforma un normale iter legislativo in un tema di rilievo politico e istituzionale, soprattutto perché riguarda un settore nel quale tempi e organizzazione incidono direttamente sulla qualità dell’assistenza ai cittadini.

Il disegno di legge aveva preso avvio con aspettative elevate. L’obiettivo consisteva nel rafforzare la sanità di prossimità, favorire una migliore distribuzione delle prestazioni sul territorio, ridurre le attese e rendere più ordinata la rete dei servizi sanitari. Dopo il via libera del Senato del 15 aprile 2025, il provvedimento è arrivato alla Camera come A.C. 2365 e la Commissione sociali ha iniziato l’esame l’8 maggio dello stesso anno. Tuttavia, al 7 luglio 2026 il testo non ha ancora concluso il proprio percorso. Sono trascorsi 448 giorni dall’approvazione di Palazzo Madama e 425 giorni dall’avvio dell’esame in Commissione, un intervallo che supera ampiamente le tempistiche medie registrate per i disegni di legge di iniziativa governativa.

Tempi parlamentari molto più lunghi della media

I numeri descrivono con chiarezza la situazione. Nella XIX legislatura i disegni di legge governativi richiedono mediamente 63 giorni per l’esame alla Camera, mentre i provvedimenti ordinari di iniziativa governativa arrivano a una media di circa 135 giorni. Il DDL Prestazioni sanitarie ha ormai superato di oltre sette volte la prima media e di oltre tre volte la seconda. È vero che le leggi ordinarie non prevedono una scadenza entro la quale il Parlamento deve necessariamente concludere l’esame, ma un periodo di inattività così esteso finisce inevitabilmente per assumere anche un significato politico.

Quando un provvedimento considerato strategico per il funzionamento della sanità resta fermo per oltre un anno, il non rappresenta più soltanto un elemento procedurale, ma diventa un tema di trasparenza e di responsabilità istituzionale.

Il rallentamento è emerso con particolare evidenza durante la fase emendativa. Il 10 luglio 2025 risultavano depositate 366 proposte di modifica al testo. Nei giorni successivi la Commissione non aveva programmato votazioni e da quel momento il percorso del provvedimento ha perso slancio. Da allora il calendario parlamentare non ha consentito di completare l’esame, lasciando il disegno di legge in una situazione di sostanziale stallo.

L’articolo 11 e il futuro della rete dei laboratori

Tra i punti che attirano maggiore attenzione figura l’articolo 11, dedicato alla riorganizzazione della rete dei laboratori del Servizio sanitario nazionale. Non si tratta di una disposizione marginale, ma di uno dei cardini del provvedimento, perché riguarda l’organizzazione della diagnostica territoriale e la possibilità per i laboratori di sviluppare forme di collaborazione attraverso i di rete. L’obiettivo consiste nel permettere alle strutture di raggiungere standard adeguati mantenendo al tempo stesso una presenza diffusa anche nei territori lontani dai grandi centri urbani.

La materia coinvolge aspetti particolarmente delicati come accreditamenti, , budget regionali e rapporti tra strutture pubbliche e operatori privati convenzionati. Negli ultimi anni il comparto della diagnostica ha conosciuto un progressivo di concentrazione che ha favorito la crescita di grandi gruppi. Il tema, quindi, non riguarda soltanto l’organizzazione amministrativa, ma anche gli equilibri del mercato sanitario e la possibilità di garantire una rete capillare di servizi ai cittadini.

In questo contesto i contratti di rete potrebbero rappresentare uno strumento capace di sostenere i laboratori indipendenti, consentendo loro di collaborare senza perdere autonomia e limitando il rischio che l’intero settore finisca nelle mani di pochi grandi operatori. La questione assume ulteriore rilievo anche alla luce delle difficoltà attraversate da Cerba Healthcare, gruppo internazionale della diagnostica privata coinvolto negli ultimi mesi in una complessa situazione finanziaria che ha riportato l’attenzione sui rischi legati a un’eccessiva concentrazione del mercato.

Farmacie e laboratori seguono percorsi diversi

Il disegno di legge affronta anche il tema della farmacia dei servizi. L’articolo 9 richiama il monitoraggio delle prestazioni erogate nelle farmacie, ma parallelamente questo settore continua a svilupparsi anche attraverso altri strumenti normativi, accordi regionali e misure dedicate alla spesa sanitaria. In questo percorso ha assunto un ruolo rilevante anche il sottosegretario alla Marcello Gemmato, farmacista, che sostiene il rafforzamento delle attività svolte dalle farmacie sul territorio.

Si delinea così una situazione caratterizzata da due percorsi differenti. Da una parte la rete dei laboratori resta vincolata ai tempi del DDL ancora fermo alla Camera; dall’altra le farmacie continuano ad ampliare progressivamente le prestazioni offerte, soprattutto nell’ambito della telemedicina e dei servizi di prima istanza. Questa differenza di velocità alimenta il dibattito sull’equilibrio futuro della sanità territoriale e sulla distribuzione delle competenze tra i diversi soggetti coinvolti.

La decisione ora torna alla politica

Il DDL Prestazioni sanitarie nasce con un obiettivo preciso: migliorare l’accesso alle cure, ridurre i tempi di attesa e rafforzare la presenza dei servizi sanitari vicino ai cittadini. Oggi, però, il suo lungo percorso parlamentare sembra riflettere proprio le tensioni che attraversano il sistema della sanità territoriale, dove interessi organizzativi, assetti e modelli di assistenza si intrecciano in modo sempre più complesso.

I cittadini continuano ad attendere risposte concrete, servizi facilmente accessibili e regole chiare. La scelta che attende il Parlamento riguarda non soltanto l’approvazione di un disegno di legge, ma anche il modello di sanità territoriale che si intende costruire nei prossimi anni. Il nodo consiste nel trovare un equilibrio tra innovazione, tutela della rete dei servizi e reale interesse pubblico, evitando che la prossimità sanitaria si trasformi in uno slogan o in uno strumento di promozione commerciale. La finalità dichiarata resta quella di garantire un accesso più semplice, equo e sicuro alle prestazioni sanitarie, attraverso responsabilità definite, organizzazione efficace e servizi realmente orientati alle esigenze dei cittadini.

Seguite La Sintesi sui nostri !

Potrebbe anche piacerti

error: © Riproduzione riservata