Un’importante operazione contro la criminalità organizzata ha colpito il mandamento mafioso di Tommaso Natale-San Lorenzo a Palermo. I carabinieri hanno eseguito un provvedimento di fermo nei confronti di 15 persone gravemente indiziate di diversi reati, mentre altri sette indagati risultano già detenuti per altre vicende giudiziarie. L’inchiesta ricostruisce l’attività di un gruppo che, secondo l’accusa, avrebbe imposto il pizzo attraverso azioni intimidatorie estremamente violente, creando un clima di paura tra imprenditori e commercianti di numerose zone della città.
Il ruolo attribuito a Salvatore Verga
Al centro delle indagini compare Salvatore Verga, 25 anni, detenuto nel carcere di Trani. Gli investigatori ritengono che abbia assunto un ruolo di primo piano nella gestione dell’organizzazione criminale, impartendo direttive agli altri componenti del gruppo nonostante la detenzione. Secondo la ricostruzione dell’accusa, il giovane avrebbe coordinato le attività degli indagati e di altri soggetti ancora in corso di identificazione, mantenendo un’influenza costante sulle decisioni operative della cosca.
Le contestazioni comprendono anche la disponibilità di un vasto arsenale. Gli inquirenti attribuiscono a Salvatore Verga e ad altri soggetti ancora da identificare la detenzione illegale di fucili mitragliatori con relativo munizionamento, quattro pistole, un revolver calibro 38, un fucile a pompa, una pistola calibro 40 e altre due pistole acquistate di recente. Per gli investigatori, la presenza di questo armamento rappresentava uno degli strumenti utilizzati per consolidare il controllo del territorio e rafforzare la pressione sulle vittime delle richieste estorsive.
Una lunga scia di intimidazioni nel territorio palermitano
Secondo quanto emerge dall’inchiesta, la cosiddetta banda del Kalashnikov avrebbe dato vita, a partire dal novembre 2025, a una violenta escalation criminale nel territorio riconducibile al mandamento di Tommaso Natale-San Lorenzo. Le contestazioni riguardano estorsione, tentata estorsione, porto e detenzione illegale di armi comuni e armi da guerra, reati aggravati dalla contestazione dell’associazione mafiosa.
Gli investigatori ricostruiscono numerosi episodi intimidatori che avrebbero interessato un’ampia area della città di Palermo, dallo Zen fino a Sferracavallo e Isola delle Femmine. Il gruppo avrebbe colpito diverse attività commerciali utilizzando bottiglie incendiarie e raffiche di mitra contro gli esercizi presi di mira. La violenza delle azioni avrebbe avuto lo scopo di costringere imprenditori e commercianti ad accettare le richieste estorsive della cosca, alimentando un clima di forte tensione nel tessuto economico della zona.
L’incendio alla sede della Sicily by Car
Tra gli episodi contestati dagli investigatori figura anche il grave incendio che ha colpito una delle sedi della società Sicily by Car lo scorso 11 giugno. Secondo l’accusa, Salvatore Verga avrebbe ordinato l’azione poche ore prima del proprio fermo nell’ambito della prima fase dell’indagine. Gli investigatori ritengono che abbia affidato l’incarico a Rosario Piazza, 20 anni, e Gian Mattia Celestino, 21 anni, ai quali avrebbe chiesto di appiccare il fuoco alla struttura.
La società risultava già tra le aziende finite nel mirino della criminalità attraverso una precedente serie di intimidazioni ed episodi estorsivi che, secondo la ricostruzione investigativa, avevano previsto anche l’utilizzo di armi da guerra. L’incendio rappresenterebbe quindi uno degli episodi più significativi contestati nell’ambito dell’inchiesta.
L’operazione punta a fermare la nuova offensiva della cosca
Il provvedimento di fermo nasce, secondo l’impostazione accusatoria, dalla necessità di impedire il pericolo di fuga degli indagati e soprattutto di interrompere una nuova offensiva estorsiva che avrebbe interessato numerosi operatori economici del territorio. Gli investigatori ritengono che l’organizzazione abbia rilanciato la propria attività criminale nonostante il precedente intervento che, l’11 febbraio 2025, aveva già portato alla cattura di numerosi appartenenti al sodalizio mafioso, compresi alcuni esponenti ritenuti di vertice.
L’indagine prosegue con l’obiettivo di individuare eventuali altri componenti dell’organizzazione e di ricostruire nel dettaglio tutte le responsabilità contestate. Le accuse dovranno ora affrontare il vaglio dell’autorità giudiziaria nel corso del procedimento, nel pieno rispetto del principio di presunzione di innocenza fino all’eventuale sentenza definitiva.
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