domenica 30 Agosto 2026
Malattie sessualmente trasmissibili ph press

Malattie sessualmente trasmissibili in crescita: la rete dei consultori si indebolisce

La progressiva riduzione dei consultori familiari e delle attività di prevenzione solleva interrogativi sulla capacità del sistema sanitario territoriale di garantire assistenza, educazione sessuale e tutela della salute

Di Sharon Costa
Condividi questa notizia nei tuoi canali, non tenerla per te:

Le malattie sessualmente trasmissibili sono in aumento, soprattutto fra i giovanissimi. Lo dice il report dell’Istituto Superiore di (): nel 2024 sono state registrate 2379 infezioni da HIV. Nello stesso anno è stata confermata la crescita della diffusione della clamidia, gonorrea e sifilide.

A livello europeo l’ECDC (centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie) ha certificato che alcune delle principali infezioni batteriche sessualmente trasmesse hanno raggiunto i livelli più elevati degli ultimi 10 anni.

Fra i fattori che possono contribuire alla diffusione delle malattie trasmesse sessualmente vi è anche l’assenza di presidi territoriali che si occupano di prevenzione e di educazione sessuale.

La dei consultori familiari

Primi fra tutti i consultori, nati nel 1975, con la 405, per offrire servizi gratuiti di assistenza alla , alla maternità e alla sessuale riproduttiva.

Questi centri territoriali di prevenzione stanno scomparendo e mutando la loro natura: secondo il report effettuato dalla CGIL nel 2025 in Lombardia il numero di consultori presenti sul territorio sarebbe meno della metà rispetto a quanto previsto dalla legge n. 34 del 1996.

In Lombardia i consultori sono la metà di quelli previsti per legge

Secondo le nazionali, infatti, dovrebbe esserci un familiare ogni 20.000 abitanti. In Lombardia invece la stima è di un consultorio familiare ogni 39.000 abitanti.

Il quadro si fa ancora più complesso se si considera che all’interno di questo numero rientrano anche i consultori privati di natura confessionale che, come sottolinea , Segretaria generale CGIL, non promuovono i metodi contraccettivi e non effettuano l’interruzione volontaria di gravidanza.

Se si togliessero dalle statistiche queste strutture che non fanno prevenzione e rinunciano ai servizi caratteristici dei consultori, la distribuzione dei presidi territoriali si ridurrebbe a 1 ogni 59.000 abitanti.

In aggiunta non si può non considerare che le strutture soffrono di una grave carenza di personale, trovandosi spesso costrette a ridurre gli orari di apertura o a limitare alcune attività.

Un presidio fondamentale per prevenzione e salute

Insomma non solo i consultori non sono in numero sufficiente per rispondere alla domanda della popolazione, ma stanno mutando la loro natura.

Di fronte all’aumento delle malattie sessualmente trasmissibili e del disagio mentale, alla necessità di rafforzare la sanità di prossimità, sorge spontanea una domanda: possiamo davvero fare a meno di un presidio socio-sanitario fondamentale per la prevenzione e la cura della persona?

Nel video compaiono

  • Monica Vangi, segretaria generale CGIL Lombardia
  • Alessandra Ghirotti, segretaria della funzione pubblica CGIL Como
  • Celeste Grossi, componente di in nero Como e ARCI Como
  • Marcella Cirincione, componente di Non Una Di Meno, Como
  • Martina Feraco, Cooperativa Lotta contro l’emarginazione
  • Imma Arcadu, ostetrica

Seguite La Sintesi sui nostri social!

Potrebbe anche piacerti

error: © Riproduzione riservata