mercoledì 15 Luglio 2026
Giorgia Meloni e Roberto Vannacci.

Vannacci, difesa e legge elettorale: la difficile partita di Meloni

La crescita costante del partito del generale complica la vita della presidente del Consiglio, che non deve più difendersi soltanto dalle accuse della sinistra. Con la Lega calano anche FdI e Forza Italia

Di Redazione
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Il nuovo partito di Roberto Vannacci supera la Lega nei sondaggi e si conferma un problema per Giorgia Meloni e per il suo . Come scrive Claudia Fusani su L’Altravoce – Il Quotidiano Nazionale, Futuro Nazionale arriva al 6,4%, mentre Fratelli d’Italia perde quasi un punto. Dentro la maggioranza, il dato potrebbe avere un impatto su diversi dossier, in primis la legge elettorale e le spese .

Futuro Nazionale sopra la Lega

Il sondaggio YouTrend per Sky TG24 stima Futuro Nazionale al 6,4%, in crescita di mezzo punto e un punto sopra la Lega di Matteo Salvini, scesa al 5,4%.
Il problema, per Meloni, è che il generale non sembra togliere voti solo al Carroccio. Nella stessa rilevazione Fratelli d’Italia cala al 26,9%, perdendo lo 0,9%. Anche Forza Italia arretra, fermandosi al 7,6%.
Il centrodestra resta competitivo, ma la premier e i suoi iniziano a porsi una domanda: quanto consenso rischia di perdere Fratelli d’Italia in favore di una ancora più aggressiva, identitaria, razzista?

La legge elettorale rallenta

La crescita di Vannacci incide anche sulla riforma elettorale. Il cosiddetto , proporzionale corretto con premio di maggioranza, avrebbe senso per blindare la coalizione attorno a Fratelli d’Italia. Ma se Vannacci resta fuori dal centrodestra, le proiezioni diventano più rischiose.
Secondo l’analisi di Fusani, senza Futuro Nazionale nella coalizione, la nuova legge potrebbe favorire il centrosinistra. Con l’attuale sistema misto, invece, il voto nei collegi uninominali potrebbe portare a un pareggio e lasciare margine per successive quadrature a destra. Per questo potrebbe essere meglio temporeggiare.

Salvini e Tajani non vogliono Vannacci

Dal punto di vista tattico, la crescita di Vannacci rappresenta un problema complesso. Salvini, che ha accolto il generale nella Lega portandolo all’ ed è stato poi pugnalato alla schiena, non vuole accordi col rivale. Tajani, invece, non vuole un alleato che sposti ancora più a destra la coalizione.
Meloni, dal canto suo, non vorrebbe ignorare un bacino di voti che può diventare decisivo, ma sa che un accordo con Vannacci renderebbe più instabile il centrodestra e complicherebbe il rapporto con l’Europa.
È il paradosso della premier: abituata a difendersi dagli attacchi da sinistra, ora deve fronteggiare chi accusa il suo governo di non essere abbastanza radicale.

Le spese militari

L’altro dossier delicato è la difesa. Meloni arriva al Nato di con numeri lontani dall’obiettivo del 5% indicato dagli alleati. In Italia si lavora per arrivare al 2,8%: il 2% per capacità difensive e lo 0,8% per sicurezza interna, tra Guardia di finanza, carabinieri ed esercito.
Per l’Italia è già difficile sostenere questo livello di spesa. Nella prossima legge di bilancio, che sarà anche una manovra pre-elettorale, inserire nuovi miliardi per armi e difesa rischia di diventare politicamente esplosivo.
Dentro Fratelli d’Italia, il ministro Guido Crosetto insiste sulla necessità di rispettare gli impegni assunti nella Nato. Ma i vannacciani spingono nella direzione opposta: più sicurezza interna, meno risorse per guerre considerate lontane, a partire dall’Ucraina. E potrebbero erodere ulteriore consenso al governo.

La rincorsa a destra

Futuro Nazionale può permettersi parole d’ordine che un partito di governo non può maneggiare senza pagarne il prezzo. La linea dei vannacciani è semplice: attirare consenso ripetendo ossessivamente qualunque nefandezza su immigrazione, sicurezza, identità nazionale, scuola.
Il deputato Rossano Sasso, ex Lega, ha avvertito: «A settembre non vogliamo più classi-moschee». Nei giorni precedenti, Vannacci aveva parlato di «classi speciali» per chi ha difficoltà di apprendimento o disabilità.
È una politica costruita sulla paura e sulla semplificazione. Funziona perché non deve misurarsi con la complessità del governo. Ma mette pressione su Salvini e su Meloni, costretti a inseguire o a distinguersi.

Il campo progressista al lavoro

Il campo progressista, dal canto suo, osserva con speranza e preoccupazione queste evoluzioni e prova a costruire un’offerta più ampia e solida. Il primo appuntamento è a Napoli, l’8 luglio, con Schlein, , e sotto il titolo «Al lavoro per cambiare l’Italia». Un secondo incontro è previsto il 15 luglio, probabilmente a Padova.
La sfida, è chiaro, non potrà essere impostata solamente sulle divisioni delle destre. Se però dovesse arrivare un regalo da Meloni, Vannacci e gli altri, il centrosinistra non potrà farsi trovare impreparato.

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