La presenza di Giuseppe Conte a Sant’Anna di Stazzema, dove il leader del Movimento 5 Stelle ha svolto il ruolo di oratore ufficiale per l’82° anniversario della strage del 12 agosto 1944, ha riportato al centro del confronto politico anche il tema della guerra in Ucraina. La scelta di affidare a Conte l’orazione della commemorazione aveva già alimentato discussioni politiche nelle settimane precedenti, soprattutto per le posizioni assunte dal leader del M5S sul conflitto tra Russia e Ucraina e sulla strategia occidentale nei confronti di Mosca.
Le contestazioni hanno riguardato soprattutto l’accusa rivolta a Conte di mantenere una posizione troppo vicina alle ragioni del Cremlino. Il leader pentastellato ha respinto questa lettura, ricordando una posizione che aveva già espresso pubblicamente nei mesi scorsi. In un’intervista rilasciata in primavera, alla domanda sulla sua presunta vicinanza alla Russia, Conte aveva risposto in modo netto: «Da subito ho condannato l’aggressione di Putin, sono stato favorevole alle sanzioni e lo sono tuttora». Una dichiarazione che rappresenta uno dei punti centrali della sua difesa politica sul dossier ucraino.
La difesa di Conte: «Ho condannato l’aggressione»
La posizione di Giuseppe Conte nasce quindi da una distinzione che il leader del M5S considera fondamentale. Da una parte, la condanna dell’invasione russa dell’Ucraina e il sostegno alle sanzioni contro Mosca; dall’altra, la critica alla strategia che punta prevalentemente sulla prosecuzione del confronto militare senza costruire contemporaneamente un percorso diplomatico concreto. Conte sostiene infatti da tempo che la ricerca di una soluzione negoziale debba tornare al centro dell’iniziativa europea e internazionale.
Il leader pentastellato ha collegato questa posizione anche alla sua critica nei confronti dell’aumento delle spese militari. Nel luglio scorso, dopo le polemiche suscitate da alcune sue dichiarazioni sulla cosiddetta minaccia russa, Conte aveva chiarito di essersi schierato fin dall’inizio a sostegno dell’Ucraina, contestando però l’idea che il timore di un possibile allargamento del conflitto dovesse automaticamente tradursi in un massiccio programma di riarmo. In quell’occasione aveva spiegato: «Io da subito mi sono schierato con l’Ucraina», contestando il collegamento tra la percezione della minaccia russa e l’aumento della spesa militare italiana.
Sant’Anna diventa così un nuovo terreno del confronto
La polemica ha assunto un significato particolare proprio per il luogo nel quale Conte ha parlato. Sant’Anna di Stazzema rappresenta uno dei simboli più importanti della memoria antifascista italiana. Il 12 agosto 1944 le truppe naziste massacrarono centinaia di civili nella frazione del comune di Stazzema. La commemorazione richiama ogni anno istituzioni, associazioni, cittadini e giovani da tutta Italia e collega il ricordo delle vittime ai valori della pace, della libertà, della democrazia e del rifiuto della sopraffazione.
La decisione dell’amministrazione comunale di affidare l’orazione ufficiale a Giuseppe Conte aveva già provocato reazioni critiche. Una petizione pubblica aveva chiesto di revocare l’incarico, collegando le posizioni del leader M5S sull’invio di armi all’Ucraina ai valori rappresentati da Sant’Anna. Parallelamente, il dibattito aveva coinvolto anche il centrosinistra, dove le differenti impostazioni sulla guerra e sul rapporto con la Russia rappresentano uno dei principali punti di confronto tra le forze che lavorano alla costruzione di un possibile schieramento comune.
La questione non riguarda quindi soltanto la politica estera. Le parole di Conte arrivano in una fase nella quale il Movimento 5 Stelle cerca di consolidare il proprio ruolo nel centrosinistra e di definire una propria identità politica distinta da quella del Partito Democratico. La guerra in Ucraina rappresenta uno dei terreni sui quali questa distanza emerge con maggiore evidenza, soprattutto quando il dibattito passa dal sostegno politico a Kiev alle modalità concrete con cui l’Italia e l’Europa dovrebbero affrontare il conflitto.
Il nodo delle sanzioni e la strategia diplomatica
Sul tema delle sanzioni, Conte ha mantenuto una posizione più articolata rispetto a quella che gli viene attribuita dai suoi critici. Il leader M5S ha infatti sostenuto che le misure contro la Russia debbano continuare, pur sottolineando i loro effetti anche sull’economia europea. «Sono stato favorevole alle sanzioni e lo sono tuttora», aveva ribadito, aggiungendo però che la politica internazionale non può limitarsi a una prospettiva militare e che occorre lavorare per arrivare a un accordo.
La sua linea resta dunque caratterizzata dalla richiesta di un cambio di approccio. Conte condanna l’aggressione russa e riconosce all’Ucraina il diritto di difendersi, ma contesta l’idea che la soluzione possa arrivare esclusivamente attraverso l’incremento degli armamenti. Il leader del Movimento 5 Stelle insiste invece sulla necessità di costruire le condizioni per un negoziato, tema che considera indispensabile per arrivare a una conclusione del conflitto.
Questa impostazione continua però a incontrare forti critiche anche all’interno dell’area progressista. Nei mesi scorsi diversi esponenti del centrosinistra hanno contestato le dichiarazioni di Conte sulla Russia, sostenendo che una linea politica credibile sull’Ucraina debba mantenere fermo il sostegno alla difesa di Kiev. Il confronto mette così in evidenza una delle questioni più delicate per la possibile alleanza tra Partito Democratico e Movimento 5 Stelle: la costruzione di una posizione comune sulla politica estera.
Il centrosinistra guarda alle differenze sulla politica estera
Il tema assume un peso ancora maggiore perché Giuseppe Conte continua a proporsi come una delle figure centrali nella definizione dell’area alternativa al centrodestra. Il rapporto con il Partito Democratico e con gli altri partiti dell’opposizione passa anche dalla capacità di trovare una sintesi su questioni internazionali che dividono profondamente l’elettorato e gli stessi gruppi dirigenti.
La giornata di Sant’Anna ha quindi offerto a Conte un’occasione per ribadire la propria posizione e per respingere l’etichetta di uomo vicino al Cremlino. Il leader M5S rivendica una linea che, nelle sue parole, parte dalla condanna dell’aggressione russa, comprende il mantenimento delle sanzioni e arriva alla richiesta di una maggiore iniziativa diplomatica. Una posizione che non elimina le differenze con altri esponenti del centrosinistra, ma che Conte considera coerente con la propria idea di politica estera.
Il confronto sull’Ucraina resta dunque aperto e continua a intrecciarsi con la partita politica italiana. Da una parte c’è chi chiede maggiore fermezza nel sostegno militare a Kiev; dall’altra, Conte insiste sulla necessità di evitare una prospettiva fondata esclusivamente sul riarmo e di riportare il negoziato al centro dell’agenda internazionale. A Sant’Anna, luogo che richiama ogni anno il valore della pace e il rifiuto della violenza, questa contrapposizione ha assunto inevitabilmente un significato politico ancora più forte.
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