giovedì 13 Agosto 2026

Pionati critica l”Odissea’ di Nolan: “Ha tradito Omero, film lungo e insulso”

Di La Sintesi Online
Condividi questa notizia nei tuoi canali, non tenerla per te:

(Adnkronos) – “La proiezione dell’Odissea di Nolan dovrebbe essere accompagnata da un avviso riservato a chi l’Odissea l’ha letta, studiata (e amata): si invita costoro a non entrare in sala o, nel caso vogliano farlo, a considerare l’Odissea semplicemente un labile e lontanissimo spunto. Non ci sono attenuanti o mezze misure: Nolan ha tradito Omero. La rimozione dei capitoli centrali del poema, a cominciare da quello che riguarda l’ con Nausicaa e le struggenti confessioni alla corte dei Feaci, dimostra che Nolan o non ha letto Omero o lo ha letto in una versione a fumetti”. È questa la durissima critica che sui il giornalista Francesco Pionati, già direttore del Gr , dedica all’ultimo film di Christopher Nolan, ‘Odissea’. Per quanto “celebrato e pluripremiato”, per Pionati, il regista inglese “stavolta ha fallito, non ha capito che l’Odissea non è la sceneggiatura di un action movie, ma un potentissimo, insuperato strumento per esplorare gli abissi dell’animo umano, la natura, le forze, i sentimenti e le pulsioni – potenti ed opposte – che governano da sempre (e sempre governeranno) il umano”.  

Per il giornalista il tradimento di Nolan “si materializza sulla pellicola quando i Greci, guidati da Ulisse, escono dalla pancia del cavallo e riescono ad aprire le porte di Troia per favorire l’assalto finale dei compagni. A quel punto, all’improvviso, dinanzi alle porte spalancate della città si staglia la figura di Batman! E Agamennone dov’è, che fine ha fatto? Scomparso, evaporato. Per un attimo ho creduto di aver sbagliato sala. Poi il fumettone è ripreso e io sono rimasto al mio posto”. Secondo il giornalista, il problema è : “Agli anglo-americani manca sempre la stessa cosa: il senso della trascendenza, del divino, il legame col passato remoto da cui tutti veniamo, la certezza che non tutto è visibile e non tutto è spiegabile. Per loro tutto deve nascere e morire nel presente, avere un inizio e una fine certi, contorni definiti. Ulisse supereroe, gli marionette, gli dei pupari capricciosi e sadici. Nolan avrebbe dovuto vedere la magnifica Odissea realizzata dalla Rai sessant’anni fa. Avrebbe dovuto ascoltare i dialoghi o l’introduzione ispirata di Ungaretti. Avrebbe dovuto cogliere la espressiva di Bekim Fehmiu rispetto alla monotonia eginetica di Matt Damon. Senza andare in Grecia, gli sarebbe bastato alloggiare a Paestum e visitare da solo i templi, vedere gli scavi di Velia o ammirare il tramonto tra gli ulivi del Cilento, a picco sul mare, immerso nel silenzio (cicale a parte)”.  

Solo così, aggiunge, “avrebbe evitato un ‘fallimento di successo’, un film lungo ed insulso che naviga sulla superficie del mare senza mai immergercisi, ma che risponde in pieno criteri dello show business a stelle e strisce (quel che conta di più da quelle parti): 250 milioni investiti, oltre un miliardo già incassato. Ma se questo fosse il metro, la Divina Commedia sarebbe nulla rispetto a Uccelli di rovo”. In sintesi estrema, conclude Piovani, “al film di Nolan (come all’America di oggi) manca un’anima, quell’anima che nessun IMAX, nessun effetto speciale o nessun eccesso sonoro potrà mai sostituire. E senza anima l’ è nulla, una scimmia leggermente più evoluta. Di Omero, che ce lo ricorda scrutandoci l’anima, avremo eterno bisogno. Di Nolan e dei suoi effetti speciali o delle sue ridicole armature in stile stellari, proprio no”. 

spettacoli

webinfo@adnkronos.com (Web Info)

Potrebbe anche piacerti

error: © Riproduzione riservata