Un’uscita destinata a rinfocolare le tensioni tra esecutivo e toghe. Intervenendo al Villaggio della legalità a Roma, il vicepresidente del Consiglio e segretario di Forza Italia, Antonio Tajani, ha aperto un duro fronte di scontro con la magistratura sul tema della sicurezza urbana e delle convalide degli arresti.
Rispondendo alle sollecitazioni di una cittadina sulle difficoltà delle periferie, Tajani ha preso di mira i giudici che non confermano la custodia in carcere per i fermati in flagranza. «È vero che c’è un problema di carceri riempite, ma dobbiamo anche dare dei segnali che garantiscano ai cittadini il fatto che i ceffi non possono agire impuniti», ha affermato il vicepremier. Poi l’affondo destinato a scatenare la bufera: «Colpirne uno per educarne cento. Credo che serva e che anche alcuni magistrati debbano mettersi la mano sulla coscienza».
Per argomentare la posizione, il ministro degli Esteri ha citato il lavoro quotidiano delle forze dell’ordine: «Fanno ventiquattr’ore di fila per sbrigare le carte e la mattina dopo in tribunale il magistrato rimette in libertà chi è stato fermato. Chi ha arrestato si vede lo spacciatore che gli sorride in faccia: questo non va bene».
La dura replica dell’Anm e dei penalisti
Le parole di Tajani hanno provocato l’immediata e sconcertata reazione dell’Associazione Nazionale Magistrati. La Giunta esecutiva dell’Anm ha bollato le esternazioni del ministro come «contrarie allo Stato di diritto», aggiungendo: «La sicurezza non si garantisce scaricandone la responsabilità sulla magistratura. La giustizia non è e non può essere uno strumento di intimidazione nei confronti di nessuno».
Sulla stessa linea il presidente dell’Unione Camere Penali, Francesco Petrelli, che ha ricordato come la giurisdizione non possa mai trasformarsi in uno «strumento arbitrario di governo».
La controreplica sui social e le reazioni politiche
A fronte del polverone, Tajani è tornato sull’argomento con un post su X per rivendicare l’impostazione della sua denuncia: «I cittadini hanno un sacrosanto diritto alla sicurezza. Non ho mai chiesto di disapplicare la legge, ma al contrario di applicarla in pieno, contestando i magistrati perdonisti che rimettono subito in libertà le persone arrestate».
Mentre Forza Italia fa quadrato attorno al segretario con il portavoce Raffaele Nevi («Tajani pone una questione concreta»), dalle opposizioni le critiche sono durissime. Debora Serracchiani (PD) parla di frasi «demagogiche e populiste», sottolineando che i giudici «applicano la legge secondo Costituzione». Ivan Scalfarotto (Italia Viva) evidenzia come la citazione evohi «il detto reso celebre da Mao e ripreso tristemente dalle Brigate Rosse», mentre la collega di partito Maria Elena Boschi la definisce una «frase da regime». Sulla stessa linea Riccardo Magi (Più Europa), che parla di un linguaggio che «fa rabbrividire».





