Non è ancora arrivata all’incasso definitivo, ma la nuova legge elettorale ha già fatto saltare in aria i ponti dentro la maggioranza. Il “Melonellum” sta scardinando l’alleanza di governo con un effetto devastante: demolendo i vecchi collegi uninominali del Rosatellum e spingendo la quota proporzionale pura da 245 a 314 seggi alla Camera, la riforma ha trasformato la coalizione di centrodestra in una tonnara dove ognuno spera di cannibalizzare il partner di partito.
La trappola di Giorgia che terrorizza le truppe di Salvini e Tajani
La trappola studiata a Palazzo Chigi è chirurgica. Aumentando la quota proporzionale e introducendo la candidatura diretta del premier sulla scheda, la legge garantisce un effetto-traino mostruoso soltanto al primo partito dell’alleanza. Tradotto: Fratelli d’Italia fa il pieno di seggi a spese di Lega e Forza Italia, che vengono brutalmente svalutate e ridotte al rango di comparse.
I “peones” di Matteo Salvini e Antonio Tajani sono sull’orlo di una crisi di nervi: non perdonano ai propri leader l’assenso a una riforma che ha azzerato la vecchia trattativa sui 147 collegi blindati, sostituita da una misera fetta di 70 candidati legati al premio di governabilità. Le minacce di Giorgia Meloni di andare subito alle urne in caso di stop al testo vengono vissute dagli alleati come un ricatto bello e buono. Risultato? Mesi di guerriglia garantita su ogni dossier, a partire dai saldi della legge di Bilancio fino alle intese sull’autonomia differenziata cara al Carroccio.
Conte smonta il trappolone del premier e rilancia sui contenuti
L’astuto tentativo di Meloni di personalizzare lo scontro e ridurre le prossime elezioni a un plebiscito binario si scontra con la linea fermissima tracciata da Giuseppe Conte. L’ex presidente del Consiglio rifiuta il terreno dello scontro di facciata e impone la centralità dei contenuti, blindando i «valori non negoziabili» del M5S: il no secco all’escalation militare e la richiesta perentoria di fermare l’invio di armi all’Ucraina per aprire una vera trattativa di pace.
Mentre a destra si azzuffano per le poltrone e la spartizione dei resti proporzionali, Conte riporta il dibattito sui nodi strategici e sulla difesa dello Stato sociale, disinnescando la narrazione di Palazzo Chigi. Il Melonellum doveva regalare a Meloni una passeggiata elettorale: ha finito invece per isolare FdI e aprire una crepa profonda nella maggioranza.





