La tensione a Trieste è esplosa a seguito del tragico ritrovamento dei corpi senza vita di due giovani all’interno dell’Hangar 18, una struttura abbandonata nel Porto Vecchio. La scoperta ha scatenato la protesta della piazza, degenerata rapidamente in violenti scontri di guerriglia urbana: il lancio di sassi, fumogeni e bombe carta contro lo sbarramento delle forze dell’ordine ha provocato il ferimento di tre agenti di polizia. A trasformare la rabbia sociale in uno scontro politico istituzionale sono state tuttavia le durissime parole del sindaco di Forza Italia Roberto Dipiazza, che in un’intervista al quotidiano Il Piccolo ha scavalcato ogni confine del linguaggio pubblico invocando la giustizia sommaria contro i manifestanti.
Il primo cittadino ha rivendicato una linea ultra-intransigente arrivando a minacciare la reazione armata, dichiarando che sebbene la Costituzione garantisca il diritto di scendere in piazza in modo pacifico, di fronte al persistere della violenza la risposta sarà adeguata, aggiungendo che i manifestanti non possono pensare di occupare la sua casa e che se lanceranno bombe carta in città lui gli sparerà direttamente in testa.
L’insurrezione delle opposizioni: “Istiga all’esecuzione sommaria”
Le esternazioni di Dipiazza hanno provocato l’immediata sollevazione di tutto il fronte di opposizione, che dal Partito Democratico al Movimento 5 Stelle fino ad Azione ha bollato l’uscita come una pericolosa istigazione all’odio e alla violenza, pretendendo le dimissioni immediate del primo cittadino. La deputata dem Debora Serracchiani ha attaccato con durezza la condotta dell’amministrazione, sottolineando come sia inammissibile per un rappresentante delle istituzioni evocare la morte contro i cittadini, col rischio reale di fornire un esempio deviato alla popolazione e comportarsi come un piccolo Trump.
Sulla stessa linea dura si è posizionato l’eurodeputato PD Sandro Ruotolo, ricordando a Dipiazza che la città non è di sua proprietà personale e che in una Repubblica democratica chi commette reati deve risponderne davanti alla giustizia senza che i sindaci si trasformino in sceriffi da film western. Anche il vicepresidente del M5s Stefano Patuanelli e il leader di Azione Carlo Calenda hanno espresso piena solidarietà alle forze dell’ordine ferite, rimarcando però che le cariche pubbliche hanno il dovere tassativo di disinnescare la rabbia sociale invece di soffiare sul fuoco evocando uccisioni letali.
Il precedente sessista e la deriva verbale di Palazzo Cheba
La nuova tempesta mediatica riaccende i riflettori su un profilo politico ormai seriale nell’accumulo di scivoloni e polemiche verbali. Soltanto nel dicembre precedente il sindaco forzista era finito al centro di un furioso caso nazionale per gli insulti pronunciati direttamente all’interno dell’aula del Consiglio comunale di Trieste durante il dibattito sul progetto dell’ovovia.
In quell’occasione Dipiazza si era rivolto alla consigliera pentastellata Alessandra Richetti urlandole di non essersi mai fatto comandare da una donna in vita sua, rifiutando successivamente di scusarsi. Un atteggiamento che conferma una deriva di Palazzo Cheba sempre più segnata da toni aggressivi, battute sopra le righe e attacchi frontali, trasformando la gestione dell’amministrazione giuliana in un perenne campo di battaglia istituzionale.

