sabato 7 Novembre 2026

Scontro all’Anac, Altieri ritira la candidatura: la figuraccia di Salvini e Meloni in 24 ore

È durata appena ventiquattr'ore la designazione del leghista Nuccio Altieri alla presidenza dell'Autorità Nazionale Anticorruzione. Travolto dalle contestazioni sull'incompatibilità prevista dall'articolo 13 del D.Lgs. 150/2009 per la carica ricoperta nel partito, l'ex deputato ha concordato il ritiro con Giorgia Meloni e Matteo Salvini di fronte al no compatto delle opposizioni

Di Redazione
Condividi:

È durata soltanto un giorno la corsa di Nuccio Altieri alla presidenza dell’Autorità Nazionale Anticorruzione (). Il candidato indicato dall’esecutivo guidato da Giorgia Meloni ha annunciato ufficialmente la rinuncia all’incarico a ventiquattr’ore dalla nomina, piegato dai rilievi normativi sull’incompatibilità del suo profilo e dal no compatto avanzato da tutte le forze d’ in , il cui voto favorevole con maggioranza dei due terzi sarebbe stato indispensabile per ratificare l’elezione.

La resa è arrivata a margine di un confronto d’urgenza tra i vertici di maggioranza, formalizzata poi dallo stesso Altieri tramite una nota:

«Pur possedendo i requisiti e le competenze necessari per ricoprire l’incarico, dopo essermi confrontato con il presidente Meloni e i vicepresidenti Salvini e Tajani, ho deciso, per ragioni di opportunità politica, istituzionale e personale, di ritirare la mia disponibilità».

Palazzo Chigi si è limitato a diffondere una breve nota con cui «prende atto del ritiro della » e «ringrazia Altieri apprezzando le valutazioni di opportunità politica», scongiurando così uno stallo istituzionale votato all’insuccesso in .

Il nodo normativo: il paletto dei tre anni di distanza dalle cariche di partito

A congelare sul nascere la nomina è stato il dettato dell’articolo 13, comma 3, del 27 ottobre 2009, n. 150. La disposizione fissa un principio di neutralità stringente per i componenti dell’Anticorruzione: il presidente e i membri del non possono essere individuati tra chi ricopre cariche nei partiti politici o tra chi le ha svolte nei tre anni antecedenti alla nomina.

Il profilo dell’ex parlamentare leghista è entrato direttamente in collisione con questo paletto normativo. Il 18 settembre 2024 la Lega aveva ufficializzato la riorganizzazione dei propri dipartimenti interni alla Camera, assegnando ad Altieri il ruolo di responsabile nazionale del dipartimento Difesa del partito. Tra quella designazione politica e la proposta alla guida dell’Anac sono trascorsi due anni anziché i tre imposti dalla legge. A nulla è servito il tentativo di difesa da parte delle di via Bellerio, che sostenevano come l’incarico non fosse mai stato esercitato operativamente: la delibera ufficiale del partito e la tracciabilità delle notizie non hanno lasciato margine di manovra legale.

Lo scontro politico e la maggioranza dei due terzi

Oltre al vizio formale sulla provenienza dai quadri dirigenziali della Lega, la candidatura si è scontrata con un muro di natura parlamentare. L’Anac costituisce un’autorità indipendente di garanzia che vigila sulla trasparenza dei contratti pubblici e sulla prevenzione della corruzione, la cui guida richiede una legittimazione ad ampia maggioranza per tutelarne l’autonomia istituzionale.

I capigruppo di Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, Verdi e Sinistra, Italia Viva, +Europa e Azione hanno formalizzato una richiesta congiunta a Palazzo Chigi per sbarrare la strada alla votazione, sottolineando che l’organismo non può diventare terreno di spartizione politica. Senza l’apporto delle opposizioni per raggiungere la maggioranza qualificata dei due terzi delle Camere, la nomina non avrebbe mai ottenuto il via libera. La ritirata concordata evita così alla maggioranza una bocciatura parlamentare annunciata in aula.

Condividi:

Potrebbe anche piacerti

errore: © Riproduzione riservata