Anche ChatGpt, tra le Intelligenze artificiali generative più utilizzate al mondo, è convinta che l’accordo di pace tra Usa e Iran sia una resa della Casa Bianca alle richieste di Teheran. I 14 punti da cui è composto il memorandum d’intesa siglato il 17 giugno garantiscono alla Repubblica islamica più vantaggi di quelli che aveva prima del conflitto. Una situazione paradossale che l’IA analizza attraverso il contesto storico e politico in cui questa intesa si inserisce.
Innanzitutto, sono 8 i punti apertamente favorevoli alle richieste dell’Iran. I restanti sono passaggi generici riguardanti l’attuazione del memorandum. Nessuno dei punti resi pubblici, infatti, garantisce agli Usa il via libera alle proprie istanze. L’amministrazione di Donald Trump, quindi, non è riuscita a portare a termine nessuno degli obiettivi che si era posta: il regime degli Ayatollah è ancora al potere e Teheran è ancora in possesso dell’uranio impoverito necessario a produrre armi nucleari.
I punti dell’accordo a favore dell’Iran secondo ChatGpt
Se si sottopone il testo dell’accordo a ChatGpt, chiedendo se possa considerarsi parte di una vittoria statunitense in Iran, la risposta è negativa. “Sarebbe molto difficile sostenerlo”, scrive l’IA, secondo cui questo accordo sarebbe da considerarsi molto positivo solo se l’obiettivo di Washington fosse stato quello di fermare rapidamente il conflitto e ottenere un percorso negoziale sul nucleare. Quest’ultimo, però, era lo stesso fine che gli Stati Uniti avevano prima dello scoppio della guerra e ancora prima del conflitto dei 12 giorni dello scorso anno.
ChatGpt evidenzia come l’accordo permetta chiaramente all’Iran di mantenere il suo “status quo”, senza l’obbligo immediato di smantellare il suo programma nucleare. Questo passaggio sarà risolto nella seconda fase del negoziato, entro 60 giorni dalla firma del memorandum. La causa principale del conflitto, quindi, non è stata risolta. Gli Usa si impegnano anche a eliminare o avviare l’eliminazione delle sanzioni contro l’Iran, anche se più volte Trump, il suo vice JD Vance e il segretario di Stato Usa, Marco Rubio, hanno sostenuto che questa richiesta non potesse essere soddisfatta.
Discorso simile per i fondi iraniani bloccati, che saranno restituiti a Teheran una volta conclusi i negoziati. Tra i punti annoverati dall’IA c’è anche il ritiro delle truppe Usa dalla regione e il piano di ricostruzione e sviluppo dell’Iran con fondi da 300 miliardi di dollari. Inoltre, secondo ChatGpt, il punto che certifica l’impegno di Teheran a non costruire armi nucleari non sarebbe affidabile, in quanto la Repubblica islamica lo avrebbe promesso già nel 2015.
Perché Trump ha ceduto all’Iran?
I restanti punti dell’accordo garantiscono la cessazione delle ostilità, secondo il rispetto della sovranità e dell’integrità territoriale altrui, le tempistiche della seconda manche di negoziati e le regole per la riapertura di Hormuz. Anche qui, però, c’è da sottolineare che l’accordo permette all’Iran di negoziare con l’Oman una soluzione per il controllo dello Stretto. Una possibilità che negli scorsi mesi era stata criticata da Trump e definita irrealizzabile, perché avrebbe escluso la Casa Bianca dal controllo di quel territorio.
Trump si è visto costretto a rinunciare ai suoi piani in Iran, vista la capacità del regime di resistere agli attacchi statunitensi. Il tycoon ha dovuto chiudere in fretta il conflitto, consapevole dei sondaggi a picco e delle conseguenze della chiusura dello Stretto di Hormuz. Il più grande timore dei cittadini statunitensi, così come dell’amministrazione Trump, è che questo conflitto potesse trasformarsi in un nuovo Vietnam, ovvero un pantano da cui l’esercito e l’economia Usa avrebbero faticato a liberarsi. Ora, invece, il tycoon dovrà spiegare i motivi di una guerra che non ha portato a nessun risvolto positivo per il suo Paese e che ha provocato la morte di 13 soldati americani.
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