In Aula arriva il mea culpa del vicepremier Matteo Salvini sulla lentezza delle opere compensative relative alla Tav Torino-Lione. Durante il question time, il ministro dei Trasporti si è assunto la responsabilità politica e amministrativa, rispondendo all’interrogazione della deputata Daniela Ruffino (Azione). Al centro del confronto ci sono i 50 milioni di euro destinati al progetto che riguarda i territori coinvolti nella realizzazione dell’infrastruttura ferroviaria, la quale si articola in trentadue interventi distribuiti in undici comuni.
“Lei ha assolutamente ragione”, ha risposto Salvini a Ruffino, “noi siamo in torto”. E ha aggiunto: “È imbarazzante che, a due anni dalla firma di un accordo, si arrivi a maggio senza una soluzione”. Il leader leghista ha quindi concluso: “Mi faccio carico io dei problemi burocratici, che i miei uffici mi hanno rendicontato. La responsabilità è la mia”. Ha poi sottolineato che le amministrazioni locali hanno sostenuto il progetto negli anni, pur confrontandosi con le sistematiche “guerriglie, tafferugli e polemiche”.
Nel suo intervento, ha criticato apertamente il rallentamento provocato dagli iter burocratici: “Non possono essere i sindaci e le comunità a pagare questi rimbalzi tra ufficio e ufficio, commissario, ministero e capo dipartimento”. Secondo quanto riferito in Aula, seppur a rilento, alcune opere sono già state completate. Tra queste figurerebbero il recupero del teatro civico di Susa, ma anche interventi di manutenzione delle strutture scolastiche, lavori per il miglioramento della viabilità locale, la nuova uscita autostradale di Chiomonte e l’individuazione di un sito a Salbertrand per la valorizzazione delle terre di scavo.
Risultati che però, ha sottoscritto Salvini, non bastano a sopperire al mancato avvio dei lavori per la Tav Torino-Lione. E infatti ha ribadito: “Questo non scusa due anni di ritardo. Ho chiesto la convocazione di una riunione venerdì mattina, con tutti i soggetti burocratici coinvolti, per avere entro venerdì pomeriggio una soluzione”. Il vicepremier, oltre ad aver ringraziato l’opposizione per aver sollevato il tema in Aula, ha aggiunto: “Questo intervento potrà essere d’aiuto ad accelerare qualcosa che avrebbe già dovuto essere completato”.
Un approccio inusuale giunge dalla maggioranza di governo: apertura al dialogo con i partiti di opposizione e un mea culpa non accompagnato dalla tendenza a scaricare le responsabilità sugli esecutivi precedenti. Le arringhe, insomma, non funzionano più. E questo è un cambio di rotta curioso che, probabilmente, è pensato volgendosi in prospettiva alle elezioni del 2027.
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