Gianni Letta alle porte del Quirinale, in attesa di raccogliere il testimone da Sergio Mattarella? È quello che delinea La Stampa, che ha riferito di una serie di contatti e discussioni intrecciate tra i riformisti del Partito democratico e l’erede del Cavaliere, Marina Berlusconi. Sì, perché la primogenita del compianto leader di Forza Italia sembra sempre più interessata alle dinamiche di potere, tanto da prenderne parte attiva. Seppur dietro le quinte.
E così, in vista del 2029, che appare lontano ma non troppo, sono iniziate le disquisizioni su chi possa sostituire l’attuale presidente della Repubblica. Fonti vicine ai dem e agli azzurri hanno confermato, a questo proposito, una serie di scambi d’opinione tra i senatori Pd Dario Franceschini e il capogruppo Francesco Boccia con Pierferdinando Casini dei Centristi per l’Europa, storicamente legato alla famiglia in testa al Biscione.
La scelta, per ora, è appunto ricaduta su Gianni Letta. Un nome che si prefigge un obiettivo: evitare che l’estrema destra elegga un Capo di Stato sovranista e nazionalista. Per questo sull’ex sottosegretario di Silvio Berlusconi converge l’ala “moderata” di entrambe le coalizioni. Da un lato i riformisti dem e i renziani, dall’altra gli azzurri.
Il nodo del “Melonellum”
Il premio di maggioranza previsto dal testo del cosiddetto “Melonellum” è sotto la lente d’ingrandimento dei costituzionalisti, ma anche degli esponenti centristi del centrodestra. Per questo qualcuno sta già muovendo i fili che porteranno all’elezione del nuovo presidente della Repubblica nel 2029. Così com’è la nuova legge elettorale garantirebbe alla coalizione vincente del 2027 il primato di scelta.
Un pericolo che Marina Berlusconi e gli improvvisati alleati di sinistra vogliono scongiurare. Peraltro, un chiaro segnale della svolta liberale richiesta dai fratelli Berlusconi è la presenza ieri, durante il vertice di Palazzo Chigi, del giovane vicesegretario di Forza Italia Stefano Benigni. Di fronte a un progetto così sbilanciato, l’erede del Cavaliere intende quindi ergersi a sostenitrice di una legge più proporzionale.
Insomma, il “Melonellum” mostra già talmente tante crepe da spingere Forza Italia verso il Partito democratico. Un film già visto, quando nel 2014 Berlusconi siglò con l’allora segretario dem Matteo Renzi il famoso Patto del Nazareno, il cui focus era proprio sulla legge elettorale e sul candidato alla presidenza della Repubblica. All’epoca tutto sfumò per lo strappo dell’attuale leader di Italia Viva, che puntò tutto su Mattarella. Una scelta che il Cavaliere si legò al dito.
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