Il conflitto nel Golfo ha messo l’esecutivo guidato da Giorgia Meloni alle strette. Da un lato, i cittadini chiedono un intervento dello Stato per limitare l’aumento dei costi del carburante. Dall’altro, considerando che nell’anno corrente il debito pubblico italiano sarà il più alto d’Europa, il Governo non può più permettersi agevolazioni e sconti fiscali. Le tensioni tra Usa e Iran, tradotte nel blocco dello Stretto di Hormuz, costeranno mille euro ai cittadini. Mille e cinquecento per le famiglie che usufruiscono di più di una vettura e consumano molta energia elettrica. Ma le previsioni del Fondo monetario internazionale (Fmi) sono ancora più nere: si parla di 2.270 euro.
I tagli (in scadenza)
La risposta più rapida al rincaro dei costi del carburante è il taglio delle accise. La maggior parte degli Stati europei ha sopperito così all’inflazione lampo. A questo proposito, le misure introdotte dal Governo hanno seguito un investimento pari a 400milioni di euro al mese. Ma questo non è sufficiente. Parliamo infatti di uno sconto sulla benzina pari a 5 centesimi appena. Una grana soprattutto per gli autotrasportatori. C’è poi il nodo dei conti pubblici, che Bruxelles vuole “in ordine”.
E così il Governo Meloni ha pensato di dividere gli interventi normativi in due: quelli che riguardano tutti i cittadini italiani scadranno il 22 maggio, mentre il credito d’imposta agli autotrasportatori perdurerà fino a fine mese. Per quest’ultimo sono stati stanziati appena 100milioni di euro, relativi a uno sconto che dovrebbe corrispondere al 20% delle spese sostenute. Quando i cronisti hanno chiesto a Palazzo Chigi e al Tesoro cosa accadrà a giugno, la risposta ha lasciato perplessi: “Attendiamo gli eventi”.
Per questo la coalizione di centrodestra spera di poter puntare sullo scostamento dal bilancio entro la prossima Legge di Bilancio, prevista per l’autunno. Nel frattempo, il 22 e 23 maggio i ministri finanziari europei si incontreranno a Cipro, mentre il 12 giugno ci sarà il secondo round di confronto a Lussemburgo. L’iter, per il momento, è il seguente: attendere un feedback dall’Europa e il permesso di spendere un po’ di più senza però violare le norme sui conti. Qualora non dovessero arrivare risposte concrete, il Parlamento presenterà formalmente la richiesta di scostamento. L’opposizione ha già confermato che la voterà.
Seguite La Sintesi sui nostri social!
