La Biennale di Venezia divide il governo e apre un nuovo scontro tra Matteo Salvini e Alessandro Giuli. Il leader della Lega e vicepresidente del Consiglio arriva in Laguna alla vigilia dell’apertura al pubblico della mostra e prende posizione al fianco di Pietrangelo Buttafuoco, presidente della Biennale, finito al centro delle polemiche per la presenza del padiglione russo.
“Continuo a ritenere che Buttafuoco abbia ragione”, dice Salvini ai giornalisti. Una frase che pesa dentro la maggioranza perché arriva contro la linea del ministro della Cultura Alessandro Giuli, esponente di Fratelli d’Italia e considerato tra i più vicini a Giorgia Meloni.
Il nodo è il ritorno della Russia alla Biennale dopo anni di assenza. Giuli nei giorni scorsi aveva criticato la scelta della Fondazione, mentre Buttafuoco aveva difeso la sua posizione sostenendo che “la Biennale non è un tribunale ma un giardino di pace”. Salvini sposa la stessa linea: “Non penso che gli artisti americani, cinesi, israeliani o russi siano portavoce dei conflitti in corso. Godiamoci l’arte al di là delle bandiere e dei boicottaggi”.
Per il vicepremier della Lega arte e sport devono restare fuori dalla politica internazionale. “Come lo sport, anche l’arte deve essere esente dai conflitti”, ribadisce.
Lo scontro nella chat del governo
La tensione tra Salvini e Giuli non si ferma alle dichiarazioni pubbliche. Nelle ultime ore il confronto si è spostato anche nella chat Whatsapp del Consiglio dei ministri.
Tutto nasce da una frase del leader leghista sull’assenza di Giuli all’inaugurazione della Biennale: “Chi è assente sbaglia sempre”. Una frecciata rivolta al ministro della Cultura, che ha deciso di non partecipare anche per la vicenda del padiglione russo.
Giuli ha replicato durante un’intervista a Sky con tono ironico: “Quando ho visto il post di Salvini ho pensato facesse autocritica sul fatto che frequenta poco il suo ministero”. A quel punto Salvini ha condiviso l’agenzia con la risposta del ministro direttamente nella chat del governo, accompagnandola con un nuovo commento polemico. Giuli non ha più risposto. Giorgia Meloni è rimasta in silenzio, ma da Palazzo Chigi filtra irritazione per uno scontro ormai esploso alla luce del sole.
Durante la visita alla Biennale Salvini ha anche criticato le verifiche inviate dal ministero della Cultura: “Più che mandare ispezioni basta vedere se la legge è stata rispettata. E la legge è stata rispettata”. Poi ha spiegato di voler visitare i padiglioni di Italia, Stati Uniti, Russia, Cina e Israele.
Tensione al corteo pro Palestina
Intanto a Venezia si sono registrati momenti di tensione durante il corteo pro Palestina organizzato contro il padiglione israeliano. Circa duemila manifestanti hanno tentato di superare il cordone della polizia vicino all’Arsenale al grido di “Palestina libera dal fiume fino al mare”. Le forze dell’ordine hanno respinto lo sfondamento anche con l’uso dei manganelli. Nei giorni scorsi alcuni attivisti avevano contestato e insultato l’imprenditore israeliano Eyal Waldman durante una visita alla Biennale.
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