È un “Piano Casa” senza case, ma con poltrone già assegnate. Per questo le opposizioni lo definiscono un “piano farsa”. Il motivo è semplice: mentre milioni di italiani fanno i conti con affitti fuori controllo e graduatorie infinite per le case popolari, il Governo ha già trovato le risorse per commissari, strutture parallele ed esperti scelti dall’alto. Gli alloggi, invece, restano una promessa tutta da costruire.
Il decreto pubblicato in Gazzetta ufficiale racconta infatti una storia diversa dagli annunci di Giorgia Meloni. La premier parla di 10 miliardi e centinaia di migliaia di abitazioni, ma nel testo non esistono ancora interventi concreti capaci di affrontare l’emergenza abitativa. Quello che c’è subito, nero su bianco, è una nuova macchina burocratica destinata a costare milioni di euro.
Due commissari e nuovi incarichi
Palazzo Chigi punta ancora sulla formula già usata per carceri, opere pubbliche e sport: commissari straordinari con poteri speciali. Nel “Piano Casa” ne compaiono addirittura due.
Il primo dovrà occuparsi della ricognizione del fabbisogno abitativo e coordinare gli interventi. Sarà scelto dal ministero delle Infrastrutture guidato da Matteo Salvini e nominato dalla presidenza del Consiglio. Tra i suoi compiti ci sono la selezione degli immobili destinati all’edilizia sociale e la definizione degli accordi con gli enti coinvolti. Per far partire la struttura commissariale il Governo ha già stanziato oltre 400 mila euro tra il 2026 e il 2027. A questi si aggiungono un milione e mezzo destinati al funzionamento dell’ufficio, alle consulenze e agli esperti.
Esperti fiduciari e staff pubblici
Nel pacchetto spunta poi un secondo commissario, incaricato di seguire i programmi infrastrutturali di edilizia integrata. Anche qui arrivano altri soldi pubblici: 600 mila euro all’anno.
Una parte dei fondi potrà essere usata per reclutare professionisti chiamati in via diretta, con compensi fino a 80 mila euro. Il commissario avrà anche a disposizione personale preso da altre amministrazioni, con costi scaricati sugli enti di provenienza. Mettendo insieme tutte le voci, il conto supera i 5 milioni di euro nel primo biennio. E la cifra rischia di crescere con i decreti attuativi e con una durata del piano prevista fino a dieci anni.
“Più poltrone che case”
Le opposizioni parlano di operazione propagandistica. Il deputato Pd Andrea Casu accusa il Governo di aver tagliato risorse vere per la casa mentre aumentano incarichi e organismi. Ancora più duro il segretario di +Europa Riccardo Magi: “Più che un Piano Casa, un piano poltrona”.
Sulla stessa linea il Movimento 5 Stelle. Il deputato Agostino Santillo definisce il provvedimento un “Piano-Farsa”, sostenendo che “i numeri dipanati da Meloni e Salvini non tornano”. Secondo il M5S, le risorse vere per l’edilizia residenziale pubblica sarebbero pari a 970 milioni fino al 2030, troppo poche rispetto alla promessa di recuperare 60mila alloggi. Santillo attacca anche l’assenza di fondi per il sostegno agli affitti: “Zero euro per il fondo affitto e appena 22 milioni per i morosi incolpevoli. Ma di cosa parliamo?”.
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