Donald Trump torna a premere sull’Europa e lo fa scegliendo una data simbolica: il 4 luglio. Se entro quel giorno l’Unione europea non applicherà l’accordo commerciale firmato a Turnberry nell’estate del 2025, gli Stati Uniti sono pronti ad alzare i dazi sui prodotti europei fino al 25-30%. Una minaccia che arriva dopo l’ennesimo stop dei tribunali americani alla strategia tariffaria della Casa Bianca e che rischia di riaprire uno scontro economico tra le due sponde dell’Atlantico.
Lo scontro tra Trump e Bruxelles
La tensione è salita dopo la decisione della US Court of International Trade, che ha bocciato i dazi generalizzati del 10% introdotti dall’amministrazione Trump. Secondo i giudici, la Casa Bianca avrebbe usato in modo improprio i poteri previsti dal Trade Act del 1974. Una sentenza pesante, che obbliga Washington a fermare la riscossione delle tariffe e a rimborsare le aziende che hanno fatto ricorso.
Trump però non sembra intenzionato a fare marcia indietro. Dopo una telefonata con Ursula von der Leyen, definita “positiva” da entrambe le parti, il presidente americano ha rilanciato l’ultimatum su Truth: o l’Ue rispetta gli impegni presi oppure scatterà una nuova stretta commerciale.
L’accordo di Turnberry in stallo
L’intesa firmata in Scozia prevede dazi zero sui prodotti americani esportati in Europa e tariffe al 15% sui beni europei diretti negli Usa. Ma il percorso per approvare il pacchetto resta complicato. Il trilogo tra Commissione europea, Parlamento e Stati membri procede a rilento e l’ultimo incontro si è chiuso senza un’intesa definitiva.
Dietro le esitazioni europee c’è anche la paura di affidarsi a un partner considerato poco prevedibile. In molti a Bruxelles temono nuovi cambi di linea della Casa Bianca e chiedono garanzie prima di chiudere il dossier. Per questo il voto decisivo potrebbe slittare ancora, con un nuovo confronto fissato per il 19 maggio a Strasburgo.
I settori italiani più esposti
L’Italia è tra i Paesi che rischiano di pagare il prezzo più alto. Automotive e agroalimentare sono i comparti più vulnerabili a un aumento delle tariffe americane. Un rialzo dal 15 al 30% metterebbe sotto pressione le esportazioni italiane verso uno dei mercati più importanti fuori dall’Europa.
Il timore è che la tensione politica si trasformi in una guerra commerciale capace di rallentare la crescita europea in una fase già delicata per l’economia del continente. Bruxelles prova a mantenere aperto il dialogo, ma il conto alla rovescia imposto da Trump rende il margine di trattativa sempre più stretto.
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