venerdì 8 Maggio 2026
Massimo Galli. ANSA_Ciro Fusco

L’infettivologo Galli: «Trump ha fermato gli studi sugli Hantavirus»

In un post su Facebook, l'ex direttore del reparto Malattie Infettive dell'ospedale Sacco ha ricordato la sospensione dei finanziamenti per numerosi studi sui virus con potenziale pandemico. «Niente allarmismi, ma serve collaborazione»

Da Giustino Marai
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In un post pubblicato su Facebook, l’infettivologo Massimo Galli, ex direttore di Malattie infettive dell’ospedale Sacco di Milano, ha ricordato che «nel 2025 l’amministrazione Trump ha sospeso i finanziamenti ai Centers for Research in Emerging Infectious Diseases (Creid), una rete che studiava virus con potenziale pandemico che possono passare dagli animali all’uomo. Uno studio in particolare riguardava il passaggio degli Hantavirus dai roditori serbatoio alla nostra specie. Grande tempestività, complimentoni».

«Attualmente non ci sono farmaci di confermata efficacia»

In un post precedente, Galli aveva fatto presente che «attualmente non vi sono farmaci di cui sia stata confermata l’attività contro Andv, mentre sono in corso alcuni studi su anticorpi monoclonali e per un possibile vaccino preventivo». Anche per questo «le persone a bordo della nave devono essere sottoposte a indagini di laboratorio e a misure di profilassi», in quanto «il numero di casi che si sono verificati sulla nave potrebbe mettere in discussione la bassa contagiosità interumana e il caso segnalato in una hostess di una compagnia aerea venuta a contatto in volo con una paziente è in contraddizione con l’affermata necessità di un contatto stretto e prolungato con una persona infettata perché la trasmissione possa avvenire».

«Niente allarmismi, ma serve collaborazione»

«Tutto ciò», prosegue Galli, non giustifica ancora «affermazioni su un possibile cambio di passo del virus, né eccessivi allarmismi», tuttavia «l’accaduto merita la completa attenzione delle autorità sanitarie internazionali e una forte e coesa collaborazione tra le stesse».
Ma la collaborazione tra le autorità sanitarie internazionali potrebbe essere un problema, anche a causa della debolezza dell’OMS a seguito di quello che Galli definisce «l’irresponsabile abbandono da parte degli USA»: in questo quadro, l’hantavirus «rappresenta un ulteriore campanello d’allarme su quanto possano costare all’umanità intera falle aperte nella sorveglianza e nella prevenzione, come la pandemia da SARS-CoV-2 avrebbe dovuto insegnare».

«L’uscita dall’Oms indebolisce la sorveglianza sanitaria»

Gli Stati Uniti non sono l’unico paese ad aver recentemente lasciato l’OMS. Due mesi dopo Washington, anche il governo argentino guidato da Javier Milei ha deciso di fare lo stesso. Una scelta miope, per usare un eufemismo, e per la quale il paese sudamericano rischia già di pagare dazio: sebbene non sia chiara l’origine del focolaio odierno, in Argentina dall’inizio del 2026 sono già stati registrati 42 casi di hantavirus.
Buenos Aires è tornata a difendere la decisione, sostenendo di poter cooperare con altri Paesi senza aderire all’agenzia Onu e mantenendo la propria «sovranità sanitaria», qualsiasi cosa questo significhi. Ma, come ricordato dal direttore dell’OMS Tedros Adhanom Ghebreyesus, «ai virus non importa della nostra politica, né delle nostre frontiere».

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