venerdì 8 Maggio 2026
Famiglia Poggi. ANSA_Matteo Bazzi

I legali dei Poggi contro carabinieri e Procura: «Condizionati da contesti poco trasparenti»

Per gli avvocati Tizzone e Compagna, le indagini sarebbero state influenzate anche da «specifici ambienti giornalistici». Si ribadisce la convinzione della colpevolezza di Stasi e dell'estraneità di Sempio

Da Giustino Marai
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Un attacco frontale alla Procura di Pavia e ai carabinieri della stazione di Milano Moscova: è questo il contenuto di una nota diramata oggi dai legali della famiglia Poggi Gian Luigi Tizzoni e Francesco Compagna. Gli avvocati parlano apertamente di indagini «gravemente condizionate da contesti poco trasparenti e da impropri collegamenti con specifici ambienti giornalistici» e denunciano le «continue aggressioni» nei confronti di Giuseppe, Rita e Marco Poggi.

Il comunicato

«Prendiamo atto del fatto che la Procura di Pavia abbia ritenuto di sottoporre ad intercettazioni i familiari della vittima, la cui incredibile colpa sembra essere stata quella di aver partecipato attivamente ad un processo penale conclusosi con la condanna irrevocabile di Alberto Stasi consacrata dalla Suprema Corte di Cassazione e di non credere in alcun modo al coinvolgimento di Andrea Sempio. Rileviamo inoltre che in questi giorni vengono impropriamente diffusi anche gli esiti di tale sorprendente attività captativa in spregio a tutte le norme penali di riferimento».

«Contesti poco trasparenti»

«Per rispetto istituzionale abbiamo sempre evitato di esternare pubblicamente le ragioni per le quali la famiglia Poggi ritiene che le attività di indagine compiute dai Carabinieri della Stazione di Milano Moscova siano state gravemente condizionate da contesti poco trasparenti e da impropri collegamenti con specifici ambienti “giornalistici”, concentrando la nostra attenzione sui dati oggettivi riguardanti l’omicidio di Chiara ed interloquendo invece formalmente con la Procura Generale di Milano per i profili di sua competenza».

«Fiducia nello Stato di diritto»

«Anche a fronte delle continue aggressioni che si susseguono da oltre un anno nei loro confronti e della loro enorme amarezza per quanto sta avvenendo, Giuseppe, Rita e Marco intendono continuare a mantenere un atteggiamento rispettoso, evitando qualsiasi esternazione sul tema, nella convinzione che in uno Stato di diritto gli accertamenti processuali debbano avvenire nelle sedi a ciò preposte e nel rigoroso rispetto delle norme di riferimento».

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