Le immagini hanno allarmato gli investigatori
Un’inchiesta della Procura di Monza ha portato alla luce un quadro di presunti maltrattamenti all’interno di un asilo nido privato di Muggiò, in provincia di Monza e Brianza. Al centro dell’indagine ci sono comportamenti che avrebbero coinvolto oltre dieci bambini, tutti di età inferiore ai tre anni. Secondo quanto emerso dagli accertamenti investigativi, i piccoli avrebbero subito episodi di violenza fisica e psicologica, punizioni umilianti, insulti e comportamenti particolarmente duri da parte di alcune educatrici. Una delle maestre coinvolte nell’inchiesta deve inoltre rispondere di una contestazione ancora più grave: gli investigatori le attribuiscono infatti presunti episodi di violenza sessuale nei confronti di almeno due bambini maschi, in relazione a baci sulla bocca con la lingua.
La contestazione richiama l’articolo 609-bis del Codice penale, che disciplina il reato di violenza sessuale. Si tratta, allo stato attuale, di un’accusa nell’ambito di un procedimento ancora in corso e non di una condanna definitiva. Gli elementi raccolti dagli investigatori avrebbero però consentito alla Procura di ricostruire rapidamente quanto accadeva all’interno della struttura, attraverso strumenti investigativi utilizzati dopo le prime segnalazioni.
Due denunce hanno fatto partire l’inchiesta
L’indagine della Procura di Monza, condotta insieme alla Squadra Mobile di Monza, sarebbe partita dopo due segnalazioni considerate decisive. Una sarebbe arrivata da un’ex maestra che aveva lavorato in passato nella struttura e che si sarebbe rivolta alla Asl locale. La seconda sarebbe invece arrivata da un genitore di uno dei bambini frequentanti il nido, insospettito da alcuni comportamenti anomali manifestati dal proprio figlio.
Gli investigatori hanno quindi avviato gli accertamenti e, secondo quanto riferito dalle fonti investigative, hanno raccolto in pochi mesi elementi attraverso videocamere e microfoni nascosti all’interno della struttura. Le registrazioni avrebbero documentato diversi episodi ritenuti incompatibili con la corretta gestione di bambini così piccoli. Gli inquirenti avrebbero potuto così verificare direttamente le modalità con cui alcune educatrici si comportavano durante le attività quotidiane.
Secondo la ricostruzione investigativa, alcuni bambini sarebbero stati afferrati per le orecchie e sollevati da terra, presi per i capelli, spintonati e strattonati. Altri episodi avrebbero riguardato maltrattamenti fisici, rimproveri particolarmente aggressivi e punizioni ritenute umilianti. Le contestazioni comprenderebbero inoltre presunti insulti e una gestione del cibo e dell’acqua che avrebbe garantito ai bambini quantità inferiori rispetto a quelle necessarie.
La contestazione più grave riguarda due bambini
Nel corso degli accertamenti sarebbe emerso anche un altro elemento che ha aggravato la posizione di una delle educatrici. Gli investigatori contestano infatti alla donna presunti comportamenti di natura sessuale nei confronti di almeno due bambini maschi. In particolare, secondo la ricostruzione riportata dalle fonti investigative, la maestra avrebbe dato ai piccoli “baci in bocca con la lingua”.
Per questo episodio la Procura contesta il reato previsto dall’articolo 609-bis del Codice penale. La contestazione si aggiunge alle accuse relative ai presunti maltrattamenti e rende ancora più delicato il quadro dell’inchiesta. Gli accertamenti dovranno ora stabilire con precisione la dinamica dei singoli episodi, la loro frequenza e le responsabilità individuali delle persone coinvolte.
Arresti domiciliari per la titolare e un’educatrice
L’inchiesta ha portato agli arresti domiciliari la titolare della struttura, di 42 anni, e un’educatrice di 24 anni. A entrambe gli investigatori contestano i maltrattamenti, mentre alla più giovane contestano anche l’esercizio abusivo della professione. Dagli accertamenti sarebbe infatti emerso che la 24enne lavorava come educatrice di scuola dell’infanzia dal gennaio scorso senza aver conseguito i titoli abilitativi richiesti dalla legge.
La vicenda coinvolge anche altre due educatrici, rispettivamente di 32 e 49 anni, che risultano denunciate a piede libero. Per loro gli accertamenti dovranno chiarire il livello di responsabilità rispetto ai fatti contestati e il ruolo avuto nella gestione quotidiana dei bambini.
L’inchiesta, dunque, non si esaurisce con i provvedimenti già adottati. Gli investigatori dovranno continuare a esaminare il materiale raccolto e tutti gli elementi utili per ricostruire ciò che sarebbe accaduto nel nido. La priorità resta quella di accertare ogni singola responsabilità e, soprattutto, di tutelare i bambini coinvolti.
La gravità delle accuse ha riportato al centro dell’attenzione anche il tema dei controlli negli asili nido e della necessità di garantire personale adeguatamente formato e qualificato. Nel caso di Muggiò, le segnalazioni di un’ex lavoratrice e di un genitore hanno consentito agli investigatori di avviare rapidamente gli accertamenti. Ora saranno gli sviluppi dell’indagine e le successive decisioni dell’autorità giudiziaria a stabilire le responsabilità personali delle persone coinvolte.
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