giovedì 24 Settembre 2026

Andrea Moretti morto al Colosseo: l’inchiesta cerca risposte

L’imbracatura c’era, ma la fune di sicurezza non risultava agganciata e ora gli investigatori verificano anche un possibile malfunzionamento dell’attrezzatura

Di Redazione
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La morte di Andrea Moretti, 22 anni, apre una serie di interrogativi sulla dinamica dell’incidente avvenuto nella notte tra il 22 e il 23 settembre all’interno del Colosseo. Il giovane operaio rocciatore, originario di Tottea, frazione di Crognaleto, in di Teramo, stava lavorando alla realizzazione del nuovo impianto di illuminazione dell’Anfiteatro Flavio quando è precipitato da un’altezza di circa dieci metri. I soccorritori hanno raggiunto il ragazzo e hanno tentato di rianimarlo, ma le ferite riportate nella caduta si sono rivelate fatali.

Il punto centrale dell’inchiesta riguarda il sistema di sicurezza utilizzato durante il lavoro in quota. Secondo i primi accertamenti, Andrea Moretti indossava l’imbracatura e il di protezione, ma la fune di sicurezza non risultava agganciata. Gli investigatori hanno inoltre rilevato che la fune appariva integra e che l’occhiello utilizzato come punto di passaggio risultava libero. Questi elementi, tuttavia, non consentono ancora di stabilire con certezza perché il giovane sia precipitato. La Procura di deve infatti chiarire se l’assenza del collegamento derivi da un mancato aggancio oppure da un problema tecnico del sistema di sicurezza.

La domanda sull’aggancio della fune

La questione dell’aggancio rappresenta uno degli aspetti più delicati dell’indagine. La presenza dell’imbracatura non basta infatti a garantire la protezione dell’operatore se il sistema non risulta correttamente collegato al punto di sicurezza previsto. Nel caso di Andrea Moretti, gli elementi raccolti finora mostrano una situazione che gli inquirenti devono ricostruire con precisione, senza attribuire responsabilità prima degli accertamenti tecnici.

La Procura di Roma ha aperto un fascicolo per omicidio colposo, al momento contro ignoti. Gli investigatori stanno acquisendo documenti relativi all’appalto e alla formazione del personale, mentre gli specialisti dovranno esaminare l’attrezzatura utilizzata dal giovane. La consulenza tecnica potrà fornire indicazioni importanti sul funzionamento del sistema e permettere di comprendere se l’attrezzatura presentasse anomalie oppure se il collegamento non fosse stato effettuato prima della fase che ha preceduto la caduta.

Un altro elemento dell’indagine riguarda le immagini delle presenti all’interno del monumento. Gli investigatori hanno acquisito i filmati disponibili per cercare di ricostruire gli ultimi momenti prima della tragedia. Le registrazioni, secondo quanto emerge dai primi accertamenti, mostrano la caduta ma non permettono di chiarire completamente cosa sia accaduto immediatamente prima. Proprio per questo motivo gli investigatori dovranno mettere insieme immagini, testimonianze, posizione dell’attrezzatura e risultati delle verifiche tecniche.

Un giovane specializzato nei lavori in quota

Andrea Moretti non svolgeva un lavoro improvvisato. Il giovane aveva una specializzazione nei lavori in quota e operava nel settore dell’edilizia su fune, una tecnica che consente di intervenire su strutture difficili da raggiungere con sistemi tradizionali. La sua esperienza assume quindi un peso importante nella ricostruzione dell’accaduto, ma non permette da sola di stabilire cosa abbia determinato l’incidente.

Il giovane proveniva da Tottea, nel territorio di Crognaleto, e aveva seguito le orme professionali del padre. La sua storia personale ha colpito profondamente la comunità teramana. Il sindaco Persia, che conosceva personalmente il ragazzo, lo ha ricordato come “un ragazzo solare, amante della vita, della sua terra, legato alle amicizie e ai . Tra le passioni di Andrea Moretti figuravano infatti l’equitazione, la montagna e il tiro con l’arco.

La tragedia assume un significato ancora più drammatico perché il giovane stava partecipando a un intervento particolarmente delicato su uno dei monumenti più conosciuti al mondo. I lavori riguardavano il nuovo sistema di illuminazione del Colosseo, con l’installazione di nuovi apparecchi a Led. L’intervento richiedeva personale specializzato proprio per poter operare in quota senza compromettere la struttura storica dell’Anfiteatro Flavio.

Fune, ancoraggio e attrezzatura sotto esame

Gli investigatori devono ora stabilire se la fune non fosse stata agganciata oppure se qualcosa nel sistema di ancoraggio abbia funzionato in modo anomalo. La differenza rappresenta un passaggio fondamentale per comprendere la responsabilità dell’accaduto. Per questo motivo gli inquirenti hanno sequestrato l’attrezzatura e stanno esaminando anche la documentazione relativa ai lavori.

Le verifiche coinvolgono inoltre l’organizzazione del cantiere e le procedure adottate durante le attività notturne. Gli investigatori stanno ricostruendo quali compiti svolgessero i diversi operatori presenti al Colosseo, dove si trovassero nel momento dell’incidente e quali procedure di sicurezza avessero seguito. Tra le persone ascoltate dagli inquirenti figura anche il cognato della vittima, che quella notte lavorava nello stesso cantiere insieme ad altri colleghi.

L’autopsia e la consulenza tecnica sull’attrezzatura rappresentano ora due passaggi fondamentali dell’indagine. Gli accertamenti dovranno fornire elementi oggettivi per ricostruire la sequenza degli eventi e verificare le condizioni nelle quali Andrea Moretti stava operando. Soltanto dopo questi passaggi gli inquirenti potranno delineare con maggiore precisione la dinamica della caduta e valutare eventuali responsabilità.

Il Colosseo resta chiuso dopo la tragedia

La morte di Andrea Moretti ha avuto immediate anche sull’attività del Parco archeologico del Colosseo. Il e la direzione del Parco hanno disposto la chiusura del monumento in segno di lutto. La decisione ha interessato anche le giornate successive all’incidente, mentre proseguono gli accertamenti della sulla zona nella quale è avvenuta la caduta.

Il ministro della Cultura Alessandro Giuli ha espresso cordoglio alla famiglia e agli affetti del giovane, definendo la morte “assurda”. Intanto davanti al Colosseo si sono svolti presidi organizzati da sindacati, e cittadini, con richiami alla necessità di rafforzare la prevenzione e la sicurezza nei luoghi di lavoro.

La domanda centrale resta dunque ancora senza una risposta definitiva: perché un operaio specializzato nei lavori in quota, dotato di imbracatura e impegnato in un’attività che richiedeva sistemi di sicurezza specifici, è precipitato senza che la fune lo trattenesse? Al momento gli elementi disponibili non permettono di attribuire una causa precisa. L’assenza dell’aggancio rappresenta un dato emerso dalle prime verifiche, ma gli investigatori devono ancora stabilire perché il sistema si trovasse in quella condizione e se un eventuale problema tecnico possa aver avuto un ruolo.

La Procura di Roma dovrà quindi ricostruire ogni passaggio senza lasciare zone d’ombra: dalla preparazione dell’intervento alla posizione dell’operatore, dalle modalità di aggancio dell’imbracatura alle condizioni dell’ancoraggio, fino alla sequenza immediatamente precedente alla caduta. Solo l’incrocio tra testimonianze, immagini, documenti, autopsia e analisi dell’attrezzatura potrà chiarire cosa sia realmente accaduto ad Andrea Moretti nella notte della tragedia.

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