La Prefettura di Milano ha disposto una vigilanza speciale per la giudice Tiziana Landoni, finita nel mirino di pesanti insulti e minacce sui social dopo aver deciso di non convalidare il fermo di Youssef Siher. Il provvedimento, ufficializzato il 6 novembre 2026, prevede un rafforzamento dei controlli attorno all’abitazione della magistrata e nei luoghi che frequenta abitualmente. La decisione arriva dopo giorni di polemiche sulla scarcerazione del trentenne, che la Procura milanese accusa di istigazione a delinquere aggravata dalla finalità di terrorismo.
Minacce sui social, interviene la Prefettura
Il presidente del Tribunale di Milano, Fabio Roia, aveva sollecitato l’intervento delle autorità attraverso una lettera urgente del 30 ottobre, segnalando diversi messaggi intimidatori, alcuni dei quali contenenti minacce esplicite. La Prefettura ha quindi attivato la vigilanza generica radiocollegata, il primo livello di protezione personale. Non si tratta di una scorta: volanti della polizia e pattuglie dei carabinieri effettueranno passaggi frequenti e controlli nelle zone interessate. Il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica ha confermato la misura e potrà rafforzarla qualora emergano nuovi rischi concreti.
Il caso Siher e la decisione della magistrata
La vicenda nasce dall’inchiesta sul cosiddetto Movimento 17 ottobre, collegato a una chat Telegram e a una pagina Instagram comparse dopo i violenti disordini che hanno interessato Milano. Gli investigatori attribuiscono a Youssef Siher un ruolo nella gestione dei canali social, mentre la giudice Tiziana Landoni ha escluso i presupposti per convalidarne il fermo. La decisione ha alimentato un acceso confronto politico e giudiziario, seguito da una campagna di attacchi personali contro la magistrata.
Intanto il Riesame libera sei minorenni
Parallelamente, il Tribunale del Riesame ha modificato le misure cautelari nei confronti di alcuni minorenni coinvolti negli scontri di ottobre. Sei ragazzi hanno riacquistato la libertà: per tre il collegio ha revocato l’obbligo di permanenza in casa, mentre per altri tre ha eliminato il collocamento in comunità. Un settimo giovane lascerà il carcere per trasferirsi in una struttura comunitaria. Le decisioni rappresentano un ulteriore sviluppo giudiziario dell’inchiesta sui disordini milanesi.
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