C’è una frattura clamorosa nella dinastia di multimilionari più famosa di Baltimora. Mentre Luigi Mangione attende la sentenza federale che rischia di condannarlo all’ergastolo per l’omicidio a freddo dell’amministratore delegato di UnitedHealthcare Brian Thompson, suo cugino di primo grado Nino Mangione festeggia l’elezione nel Consiglio della contea per il 5° distretto. Una vittoria conquistata con le insegne del Partito Repubblicano e una linea politica apertamente schierata con l’ala MAGA di Donald Trump.
Nino si è imposto di misura nel collegio elettorale ottenendo il 48,7% delle preferenze e battendo il democratico Shawn McIntosh (45,2%), blindando un seggio che già occupava provvisoriamente da giugno e sbarrando la strada ai tentativi dell’opposizione di sfruttare l’imbarazzo per i fatti di Manhattan.
Lo stesso sangue, ideologie opposte: “giustizia dura” contro la violenza
Entrambi sono nipoti del magnate immobiliare e filantropo Nick Mangione Sr., patriarchi di una famiglia nata e cresciuta all’ombra delle grandi aziende locali e dei finanziamenti alle strutture sanitarie della contea. Ma mentre Luigi maturava il risentimento contro il sistema delle assicurazioni sanitarie private sfociato nell’agguato di Midtown, Nino ha costruito una carriera politica speculare basata sulla difesa del business tradizionale e sul contrasto alla criminalità.
Durante tutta la campagna elettorale il nuovo consigliere repubblicano ha evitato di rispondere alle domande dei cronisti sui guai giudiziari del cugino killer, concentrando ogni sforzo di propaganda sull’attacco alle politiche “woke” dei democratici e sulla promessa del pugno di ferro per le strade:
«I reati violenti sono a livelli record. Nino ritiene che il nostro sistema giudiziario sia diventato troppo permissivo: chi commette reati violenti deve essere obbligato a scontare il massimo della pena senza sconti, per dimostrare ai recidivi che le loro azioni non saranno più tollerate».
La resa dei conti legale a Manhattan
La traiettoria dei due cugini segna ora il contrasto definitivo. Se per Nino si aprono le porte del governo cittadino nel fortino conservatore del Maryland, per Luigi la morsa della giustizia continua a stringersi. Dopo l’ammissione di colpevolezza resa ad agosto davanti alla corte federale per reati legati allo stalking armato, il pool di difensori del ventottenne sta tentando di bloccare il secondo processo pendente presso il tribunale statale di Manhattan per omicidio di secondo grado.
Gli avvocati invocano il divieto di doppio giudizio per la medesima condotta, sostenendo che le autorità federali abbiano già perseguito l’imputato per l’intera dinamica dell’agguato. Un’impostazione rigettata dal procuratore distrettuale Alvin Bragg, deciso a portare a dama la condanna per omicidio volontario. In attesa del verdetto statale, il cugino “nero” della famiglia tornerà nell’aula federale il 18 dicembre prossimo per ascoltare l’entità della pena.

