Donald Trump torna ad attaccare il sistema elettorale americano a poche ore dalla sconfitta dei Repubblicani alle elezioni di metà mandato. Il presidente punta a sfruttare le ultime settimane prima del 3 gennaio 2027, giorno in cui si insedierà il nuovo Congresso a maggioranza democratica. Questo periodo di transizione, definito nel gergo politico americano lame-duck sprint (lo scatto dell’anatra zoppa), vedrà la Casa Bianca impegnata ad approvare il maggior numero possibile di provvedimenti prima di perdere il controllo delle Camere.
L’attacco dallo Studio Ovale sulle elezioni
La tensione resta altissima a Washington. Parlando direttamente con i giornalisti nello Studio Ovale, il presidente ha rilanciato le sue accuse sulla tenuta del sistema di voto negli Stati Uniti sostenendo che «le nostre elezioni sono così truccate, non avete idea». Si tratta di un affondo generico sulla corruzione del sistema che richiama la retorica dei suoi ultimi comizi e conferma la ferma volontà del tycoon di non cedere terreno agli avversari politici prima del cambio di maggioranza a Capitol Hill.
Difesa e immigrazione: i blitz della Casa Bianca
La prima emergenza riguarda la spesa militare. Il Pentagono e la presidenza spingono per una manovra da 1.500 miliardi di dollari, una cifra record che trova però una forte opposizione sia tra le file dei Democratici sia all’interno dello stesso Partito Repubblicano. Di fronte al veto del Congresso, la Casa Bianca sta già studiando un taglio da 400 miliardi e lavora a un piano di riserva da 1.100 miliardi, anche se l’esito più probabile resta un accordo d’emergenza bipartisan attorno ai 100 miliardi di dollari per coprire le scadenze belliche imminenti.
Sul fronte dell’immigrazione la strategia punta sui poteri esecutivi della presidenza. I consiglieri di Trump stanno già elaborando decreti e ordini diretti con l’obiettivo di aggirare completamente il Congresso e blindare la stretta sulle frontiere prima del 3 gennaio.
La sfida sulle nomine alla Corte Suprema
L’ultimo capitolo riguarda la composizione della magistratura federale. I Repubblicani stanno valutando la possibilità di convincere uno dei due giudici ultra-conservatori vicini alla pensione, Samuel Alito o Clarence Thomas, a rassegnare le dimissioni nelle prossime settimane per consentire a Trump una nomina lampo.
Tuttavia Alito ha già fatto sapere di non essere intenzionato a fare alcun passo indietro. Una scelta che chiude di fatto la finestra a disposizione dei Repubblicani: dal 3 gennaio 2027, con il passaggio formale del Senato ai Democratici, Trump perderà la possibilità di far confermare magistrati sia al massimo tribunale americano sia in qualsiasi altra corte federale.

