venerdì 6 Novembre 2026

Vertici sull’Ucraina senza l’Italia, lo scontro di Meloni con la Ue: «Così siamo poco credibili»

La premier invia una lettera al presidente del Consiglio europeo Antonio Costa per pretendere l'indicazione di un unico rappresentante comunitario entro dicembre. Dopo l'ennesimo vertice ristretto a cui Roma non ha preso parte, l'altolà di Palazzo Chigi contro le diplomazie parallele: «Non siamo disposti ad accettare che si negozino impegni presi da altri»

Di Redazione
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Giorgia alza la voce e invia una formale reprimenda politica al presidente del Consiglio europeo Antonio Costa. La lettera inviata da Palazzo Chigi maschera appena l’irritazione per i recenti vertici sull’Ucraina a cui Roma non ha preso parte, con le diplomazie di Parigi, e Londra intente a condurre incontri a geometrie variabili. La premier rivendica la necessità che l’ esca dal caos dei vertici paralleli e decida «una volta per tutte chi siede al tavolo negoziale in dell’Unione europea, e con quale mandato».

L’iniziativa fissa una tabella di marcia stringente: calendarizzare la discussione al vertice informale di Dublino del 13 novembre per giungere a una decisione vincolante nel Consiglio europeo di dicembre, evitando di «condannare l’Europa all’irrilevanza nel processo negoziale».

L’ vertici ristretti e l’ sulle divisioni europee

Nel testo indirizzato a , la presidente del Consiglio mette in fila la sequenza di vertici e contatti da cui l’Italia è rimasta esclusa o marginalizzata nell’ultimo mese. Dalle riunioni informali di Miami fino al formato di Berlino a margine della , passando per le chiamate dirette solitarie a Mosca e i negoziati tecnici ad Abu Dhabi sotto mediazione americana, Meloni bolla la frammentazione europea come un punto di debolezza strategica.

La premier contesta la mancanza di coordinamento sottolineando che «tutto questo ci sta rendendo poco credibili nella gestione di uno dei dossier più complicati» e aggiungendo che «dando l’immagine di un’Europa che va in ordine sparso non facciamo altro che l’interesse di chi vuole che questa continui». Per la presidente del Consiglio si tratta di una situazione «inaccettabile, atteso che in gioco ci sono vite umane e il futuro della nostra sicurezza», spiegando di aver voluto mettere queste parole «nero su bianco» per far sì che «rimanga agli atti che non mi presto a questa dinamica, né intendo restare a guardare mentre si consuma».

Il messaggio a Parigi e Berlino sul mandato negoziale

Consapevole delle accuse dell’opposizione di aver subito passivamente i vertici a tre o a quattro senza la presenza di Roma, Meloni precisa le proprie intenzioni dichiarando che «non sto chiedendo un posto per l’Italia in questo o in quel formato» e confermando che l’apporto italiano non è mai mancato.

Tuttavia, il contropiede di Palazzo Chigi lancia un avviso rigoroso alle principali potenze dell’Unione e al Regno Unito. La premier avverte chiaramente che «non siamo disposti ad accettare che si negozino, in assenza di un mandato, impegni che anche la nostra nazione sarà poi chiamata ad assumere», ribadendo in conclusione che «il risultato ci sta molto più a cuore del formato» e che per incidere realmente sulle trattative di pace l’Europa deve presentarsi ai tavoli internazionali parlando «con una voce sola, e autorevole».

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