sabato 26 Settembre 2026

Torino, cadavere fatto a pezzi nei sacchi: «Venite, mio figlio ha fatto qualcosa di brutto»

La madre di un giovane ha chiamato il 112: la polizia ha trovato il corpo in un appartamento di via Gulli e ha fermato tre persone

Di Redazione
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Una telefonata al 112 ha fatto scattare nella notte tra giovedì 24 e venerdì 25 settembre un intervento della Polizia che ha portato alla scoperta di un omicidio a Torino. Una donna ha contattato il numero di e ha segnalato agli operatori una situazione gravissima, spiegando che il aveva fatto del male a una persona. Gli agenti hanno raggiunto la donna e il giovane e, seguendo le indicazioni ricevute, sono arrivati in un appartamento di via Tommaso Gulli, nella zona settentrionale della città.

All’interno dell’abitazione gli investigatori hanno trovato il cadavere di un uomo ridotto in più parti e nascosto dentro alcuni grossi neri, collocati nel bagno. Vicino ai resti gli agenti hanno inoltre individuato un secchio contenente coltelli. La scena ha richiesto l’intervento della Polizia scientifica, del medico e degli investigatori della Squadra mobile, impegnati nella raccolta degli elementi utili a ricostruire le ultime ore della e le circostanze della sua morte.

La telefonata della e la scoperta del corpo

La vicenda ha avuto origine da una chiamata arrivata al 112 intorno alle 23. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, la donna avrebbe pronunciato una frase che ha immediatamente fatto scattare l’intervento delle volanti: «Mio figlio ha fatto del male a una persona». Gli agenti hanno individuato la donna insieme al figlio e hanno raccolto le prime informazioni. Il giovane avrebbe quindi indicato agli investigatori un’altra abitazione, distante dal luogo in cui si trovavano in quel momento.

Le volanti hanno raggiunto così l’appartamento di via Gulli, dove una donna residente nell’alloggio ha aperto la porta agli agenti. All’interno della casa la polizia ha percepito un forte odore e ha successivamente trovato il corpo. La vittima non risultava residente nell’appartamento e, nelle prime ore dell’indagine, gli investigatori hanno dovuto anche lavorare sulla sua identificazione. Gli accertamenti hanno poi consentito di stabilire che si trattava di un uomo di 39 anni.

Il corpo nascosto nei sacchi e gli accertamenti

Il ritrovamento ha aperto immediatamente un’indagine per omicidio. Gli investigatori hanno isolato l’abitazione e hanno avviato gli accertamenti sulla scena. La presenza dei sacchi contenenti i resti e dei coltelli trovati nel bagno rappresenta uno degli elementi al centro dell’attività investigativa, insieme alle tracce che gli specialisti stanno analizzando per ricostruire la dinamica dei fatti.

Gli investigatori devono ora stabilire quando sia avvenuta la morte, che cosa abbia provocato l’ e quale ruolo abbiano avuto le diverse persone presenti o collegate all’appartamento. Alcuni della zona hanno riferito di aver percepito nei giorni un odore particolarmente forte provenire dallo stabile. Questo elemento potrebbe aiutare gli investigatori a collocare temporalmente il decesso, anche se gli accertamenti medico-legali dovranno fornire indicazioni precise.

Tre persone fermate dalla polizia

Nel corso della giornata del 25 settembre l’inchiesta ha registrato un ulteriore sviluppo. La polizia ha fermato tre persone nell’ambito delle indagini sulla morte del 39enne. Secondo le informazioni rese pubbliche dagli inquirenti, un uomo deve rispondere delle ipotesi di omicidio e soppressione di cadavere, mentre due donne risultano coinvolte per ipotesi di favoreggiamento e concorso nella soppressione del cadavere.

La posizione delle persone coinvolte dovrà comunque passare attraverso gli ulteriori accertamenti dell’autorità giudiziaria. Nelle prime fasi di un’indagine di questo tipo, gli investigatori devono distinguere le responsabilità individuali e verificare ogni elemento attraverso testimonianze, rilievi scientifici e analisi medico-legali. Il fermo non equivale a una condanna e saranno gli sviluppi dell’inchiesta e le successive decisioni della magistratura a chiarire le responsabilità personali.

Una vicenda ancora da ricostruire

Restano ancora diversi interrogativi sull’accaduto. La polizia deve chiarire che cosa abbia preceduto la morte dell’uomo, perché la vittima si trovasse nell’appartamento di via Gulli e in quale momento sia avvenuto il decesso. Gli investigatori stanno inoltre verificando i rapporti tra le persone fermate e la vittima, oltre agli eventuali spostamenti compiuti nei giorni precedenti.

Le prime ricostruzioni hanno fatto emergere anche l’ipotesi di un collegamento con l’ambiente della , ma gli accertamenti devono ancora stabilire il movente e le circostanze precise dell’aggressione. La Squadra mobile continua quindi ad ascoltare le persone che possono fornire informazioni utili e a esaminare gli elementi raccolti nell’appartamento. L’identificazione della vittima e i successivi accertamenti rappresentano passaggi fondamentali per ricostruire l’intera sequenza dei fatti.

La telefonata della madre ha dunque permesso agli investigatori di arrivare rapidamente all’abitazione dove si trovava il corpo. Da quel momento, l’indagine ha assunto una dimensione più ampia e ha portato al fermo di tre persone. Ora gli inquirenti devono ricostruire con precisione ciò che è accaduto prima e dopo la morte del 39enne, stabilendo il ruolo di ciascuno degli indagati e verificando ogni elemento attraverso gli accertamenti disposti dalla magistratura.

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