lunedì 11 Maggio 2026
Il ministro della Cultura Alessandro Giuli. ANSA_Riccardo Antimiani

“O cambia rotta o è fuori”. L’ira dei vertici Fdi per la decisione di Giuli

Scontro al ministero della Cultura dopo i licenziamenti dei due membri dello staff vicini a partito della premier Merlino e Proietti. Meloni e Fazzolari irritati dalla gestione del caso

Da Alessio Matta
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Nel governo si apre un nuovo fronte politico e stavolta il protagonista è il ministro della Cultura Alessandro Giuli. La decisione di silurare due collaboratori  del suo staff vicini a Fratelli d’Italia, Emanuele Merlino e Francesco Proietti, ha fatto esplodere il malumore dentro il partito e a Palazzo Chigi. Nei corridoi della maggioranza il clima viene descritto come tesissimo. «Si vuole far cacciare?», è la frase circolata tra dirigenti di FdI dopo la diffusione della notizia.

Da giorni il partito seguiva le tensioni al Collegio Romano, ma l’idea era quella di evitare uno scontro pubblico. Merlino, in particolare, gode della fiducia del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Giovanbattista Fazzolari e della presidente del Consiglio Giorgia Meloni. La scelta di Giuli di procedere senza una mediazione politica ha lasciato spiazzati molti esponenti della maggioranza. Il ministro avrebbe informato Arianna Meloni solo a decisione già presa.

Dentro FdI diversi dirigenti imputano a Giuli un approccio troppo personale. «Non è un politico e paga questo limite», spiegano nel partito. Parole che raccontano la distanza crescente tra il ministro e la struttura meloniana.

Giuli, però, tira dritto. In queste ore ha spiegato che i due dirigenti “non godevano più della sua fiducia” e ha rivendicato il diritto di scegliersi la squadra. Una linea che non ha convinto il vertice di Fratelli d’Italia. A raffreddare il caso ci ha pensato il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, capodelegazione di FdI al governo, che ha ribadito la stima verso Merlino e Proietti assicurando che continueranno a lavorare nell’esecutivo.

Non è il primo attrito che coinvolge Giuli. Negli ultimi mesi il ministro si è scontrato con il presidente della Biennale Pietrangelo Buttafuoco sul caso del padiglione russo, ha avuto tensioni con Matteo Salvini e ha gestito il caso della direttrice d’orchestra Beatrice Venezi alla Fenice. Ora al ministero rischia anche Valentina Gemignani, capo di gabinetto del Mic.

Sul tavolo resta anche la polemica per il docufilm su Giulio Regeni “Tutto il male del mondo”, escluso dai finanziamenti pubblici per il cinema. Dopo la decisione della commissione ministeriale si sono dimessi Paolo Mereghetti e Massimo Galimberti. Giuli ha negato ogni censura, sostenendo che il ministero non può intervenire sulle valutazioni tecniche. Intanto dentro la destra cresce la sensazione che la battaglia per l’egemonia culturale si stia trasformando in una guerra interna senza esclusione di colpi.

Leggi anche: Giuli fa pulizia al Mic: silurati gli uomini di Fazzolari

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