Oltre alla crisi in Medio Oriente e alle possibilità di una collaborazione industriale ed economica tra Usa e Cina, l’incontro tra Xi Jinping e Donald Trump si è concentrato su un terzo argomento cruciale: il destino di Taiwan. La piccola isola del Pacifico, distante solo 150 chilometri dalle coste della Cina, è da decenni al centro di una disputa che sembra senza soluzione. Pechino la considera parte della sua Nazione, mentre il suo governo e i suoi abitanti ritengono di essere uno Stato sovrano e del tutto indipendente dal dragone. Una posizione che, in parte, è condivisa dagli Usa, che la sostengono militarmente anche contro la stessa Cina.
Questa situazione ha generato forti tensioni nei rapporti tra Washington e Pechino, tanto che anche in occasione della visita odierna di Trump a Pechino, Xi ha ribadito che una cattiva gestione di Taiwan potrebbe presto portare ad una guerra. L’ennesima e forse quella necessaria a trasformare i conflitti sparsi per il globo in una vera e propria Terza Guerra mondiale. “La politica statunitense su Taiwan non è cambiata”, ha specificato il Segretario di Stato Usa, Marco Rubio, ribadendo che Washington continuerà a sostenere e ad avere contatti con Taiwan, anche alla luce delle sue importanti capacità produttive.
Le origini dell’isola
Per capire meglio perché entrambe le Nazioni siano così interessate a questa isola è necessario fare un passo indietro. Per la Cina, la questione taiwanese è un problema di sovranità nazionale e di identità storica. Nel 1949, ovvero dalla vittoria comunista di Mao Zedong nella guerra civile cinese, il governo nazionalista del Kuomintang, guidato da Chiang Kai-shek, si rifugiò a Taiwan, continuando a proclamarsi legittimo rappresentante della Cina. Da allora, esistono due realtà politiche separate: da un lato la Repubblica Popolare Cinese (RPC), con capitale Pechino; e dall’altro la Repubblica di Cina (ROC), cioè Taiwan.
Taiwan tra semiconduttori e sicurezza
Pechino vorrebbe a tutti i costi la riunificazione, anche in considerazione delle aziende e industrie presenti sull’isola. Taiwan è infatti il centro principale della produzione di semiconduttori avanzati grazie a TSMC, azienda essenziale per l’economia globale digitale. Smartphone, intelligenza artificiale, automobili e sistemi militari dipendono in larga parte dai chip prodotti sull’isola. Gli Usa difendono Taiwan anche per evitare che questi materiali passino sotto il controllo cinese. Inoltre, l’isola rappresenta anche un limite per l’accesso delle navi cinesi nel pacifico, che è di forte interesse statunitense.
Un momento di forte rottura tra Usa e Cina arrivò nel 2016 quando Trump, dopo aver vinto le elezioni ma prima di entrare alla Casa Bianca, ricevette una telefonata dalla presidente di Taiwan, Tsai Ing-wen. Si trattava della prima telefonata pubblicamente nota tra un presidente o presidente eletto americano e un leader taiwanese dal 1979. Un affronto per la Cine, che considerò quella conversazione una messa in discussione della One China Policy.
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