(Adnkronos) – Ancora un attacco contro una base italiana di Unifil, nel sud del Libano. In una nota su Telegram, la missione delle Nazioni Unite ha riferito che ieri pomeriggio “un drone presumibilmente di Hezbollah è esploso all’interno del quartier generale di Naqoura”, dove si trovano i soldati italiani. “Nessuno è rimasto ferito, ma qualche edificio è stato danneggiato”, fa sapere ancora Unifil, esprimendo “preoccupazione per le attività di Hezbollah e dei soldati israeliani vicino alle posizioni dell’Onu”.
Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha ricevuto questa sera una telefonata da parte del presidente di Israele, Isaac Herzog. Durante il colloquio, riferiscono fonti del Quirinale, Mattarella ha sottolineato l’urgente necessità di abbandonare in Medio Oriente lo stato di guerra permanente, dichiarando inoltre di trovare inaccettabili gli attacchi effettuati nei confronti delle truppe impegnate nel contingente Unifil.
Altre 10 persone sono state uccise in attacchi israeliani nel sud del Libano portando intanto il bilancio della giornata ad almeno 22 morti. Lo riferisce il ministero della Salute libanese. Sei persone, “tra cui tre bambini e due donne”, sono morte nella città di Arab Salim, mentre un altro bambino è stato ucciso in un attacco a Harouf e altre tre persone, “tra cui due bambini”, sono morte a Roumin, tutte località del sud del Libano.
Un cessate il fuoco permanente, piuttosto che una proroga dell’attuale tregua che scadrà alla mezzanotte di giovedì. Questa la richiesta principale che il Libano porterà a Washington nel secondo round di negoziati diretti con Israele che si terranno domani e dopodomani. Lo riferiscono fonti libanesi vicine al palazzo presidenziale di Beirut ad Asharq, sottolineando che il cessate il fuoco è uno dei cinque punti chiave che il Libano intende sollevare. L’obiettivo, proseguono le fonti, è garantire che il primo round di negoziati diretti si concluda con l’attuazione da parte di Israele di una cessazione permanente degli attacchi. Le fonti hanno affermato che la posizione iniziale del Libano era stata quella di rifiutare i negoziati prima di un cessate il fuoco completo e della fine degli attacchi contro città e villaggi nel Libano meridionale.
Il quotidiano libanese Al-Akhbar ha scritto che ci sono divergenze tra il presidente libanese Joseph Aoun e il primo ministro Nawaf Salam in merito allo svolgimento dei colloqui a Washington. Secondo quanto riportato, il primo ministro libanese appoggiava le proposte franco-egiziane di spostare i colloqui a Sharm el-Sheikh o a Parigi per garantire un quadro negoziale più equilibrato, mentre Aoun insisteva affinché il processo rimanesse sotto l’egida degli Stati Uniti.
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